El Anatsui: i murales fatti coi tappi di bottiglia

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Dai rifiuti nasce l’arte. E non sarebbe nemmeno la prima volta. Ma sicuramente è una delle trovate più originali: i murales creati dai rivestimenti dei tappi di bottiglia di liquore.

Così, tutti questi rifiuti che sarebbero certamente finiti nel cestino sono stati raccolti dall’artista nigeriano, che li ha trasformati in opere d’arte ufficialmente riconosciute e adesso in mostra presso la Jack Shainman Gallery di New York.

Un’esperienza visiva diversa in base alla distanza da cui viene osservata. Anche guardando questa marea di tappi da soli 5 centimetri di distanza, le immagini sono davvero accattivanti.

Ad El Anatsui è bastato capire che le aziende di liquori nigeriane gettavano via le guarnizioni e i tappi di bottiglia in fase di rabbocco delle bottiglie di liquore, per partorire l’idea. Così l’artista si è accordato con esse per essere rifornito costantemente dei loro materiali di scarto. Dopo aver raccolto i pezzi della distilleria, assieme ai suoi assistenti ha iniziato ad appiattire i tappi di bottiglia rendendoli strisce colorate e sottili.

Le strisce sono state poi ordinate per colore e forma e legate insieme da un sottile filo di rame. Non un lavoro da poco. Le installazioni più grandi possono richiedere fino a due mesi per essere completare.

Anatsui non è nuovo a questo genere di forme d’arte. All’inizio della sua carriera lavorava prevalentemente con l’argilla e il legno, creando oggetti che si ispiravano principalmente alle credenze tradizionali del Ghana. Successivamente, si distinse per la realizzazione di installazioni, come quella presentata nel corso della 52ª edizione della Biennale di Venezia, dei veri e propri arazzi fatti con materiali di recupero, lattine di alluminio, creta, tessuto, legno. In quell’occasione Anatsui si conferma come uno dei più stimati scultori africani viventi.

Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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