L’installazione artistica che racconta la lotta contro la diga italiana delle donne indigene della Valle dell’Omo

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Se a parlare non resta che il fiume: le donne indigene della Valle dell’Omo raccontano la lotta contro la diga italiana

Un’installazione artistica multimediale che racconta la vita dei popoli indigeni e la loro lotta alla sopravvivenza per salvare le terre ancestrali. Dal 1 ottobre al Mudec al via la mostra “Se a parlare non resta che il fiume”.

Un’esperienza immersiva pensata da Studio Azzurro e dalla fotografa Jane Baldwin, a sostegno di Survival International che ha come obiettivo quello di suscitare empatia per le vite, le terre e le culture dei popoli indigeni che, nella bassa Valle dell’Omo in Etiopia e attorno al Lago Turkana in Kenya, sono stati colpiti da una drammatica crisi umanitaria e ambientale provocata dall’uomo.

“Con la mia arte voglio richiamare l’attenzione sulle minacce che incombono sui popoli indigeni. Ho ascoltato e raccolto le storie di queste donne in dieci anni di viaggi compiuti tra il 2005 e il 2014. Oggi la mia speranza è che questa installazione immersiva e la collaborazione che le ha dato vita produca empatia, accresca la consapevolezza e risvegli la nostra umanità agendo da catalizzatore per un cambiamento”, spiega la fotografa.

mostra popoli indigeni mudec1

Da tempo parliamo di questo popolo indigeno e del gigantesco progetto idroelettrico che li minaccia. Un’enorme diga idroelettrica, la Gibe III, è in costruzione sul fiume Omo e fornirà l’acqua a vaste piantagioni commerciali che si trovano nelle terre ancestrali delle tribù.

“La società italiana Salini Costruttori ha iniziato nel 2006 a costruire l’opera, che ora è quasi completa, così il fragile ambiente e i mezzi di sussistenza delle tribù, strettamente legate al fiume e alle sue esondazioni annuali, verranno distrutti”, scrive Survival International, l’organizzazione da sempre a fianco dei popoli indigeni.

L’installazione racconta proprio questo, attraverso le voci delle donne.

“Tra i suoni ovattati del lento mormorio dell’acqua, il pubblico è avvolto nella penombra di uno spazio senza colore. Al centro dello spazio, una metaforica scultura di creta rossa si libra a mezz’aria simboleggiando il corso sinuoso del fiume – la sua superficie secca a rappresentare il letto del fiume inaridito, privato delle sue esondazioni naturali da un controverso progetto di sviluppo in cui l’Italia gioca un ruolo chiave”, si legge sul sito della mostra.

E ancora:

“Il fiume diventa cantastorie, il suono del suo scorrere si fa parola. Come d’incanto, grazie al lento comparire dei loro volti, emergono via via le testimonianze delle donne, che si intrecciano e sovrappongono prima di tacere e dissolversi lentamente nel gorgoglio delle acque”.

Nel giugno 2018, l’Unesco ha inserito il Lago Turkana nella Lista dei Patrimoni dell’Umanità in pericolo.

“Noi siamo le nostre storie – storie che possono rappresentare una prigione o un’opportunità di riscatto” ha commentato Leonardo Sangiorgi di Studio Azzurro. “Grazie alla forza delle voci e delle immagini di cui è intessuto, questo racconto vuole rompere il silenzio ed essere una liberazione, generare nuove visioni e favorire un cambiamento di prospettiva”.

Come tutti i popoli indigeni del mondo, anche le tribù della valle dell’Omo sono minacciate da razzismo, furti di terra, sviluppo forzato e violenze genocida e questa volta il progetto della diga è targato made in Italy.

“Ci auguriamo che le storie raccontate nella mostra ispirino i visitatori a partecipare alla battaglia contro una delle crisi umanitarie più urgenti e raccapriccianti del nostro tempo”, ha dichiarato Francesca Casella, direttrice di Survival International Italia.

Il progetto è stato realizzato con il contributo della Fondazione Cariplo e il patrocinio della Regione Lombardia.

INFO UTILI:

ORARI: Lun 14.30 ‐19.30
Mar, Mer, Ven, Dom 09.30 ‐ 19.30
Gio, Sab 9.30‐22.30
L’ingresso è libero

Per maggiori info:

0254917 (lun-ven 10.00-17.00)
Singoli: [email protected]
Gruppi e scuole: [email protected]

Per saperne di più sui popoli indigeni della valle dell’Omo:

Dominella Trunfio

Foto:©Jane Baldwin/Studio Azzurro

Foto cover

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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