Mina compie 80 anni e ci ricorda, oggi più che mai, l’importanza di “essere” senza bisogno di apparire

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Ottant’anni, oltre sessanta di carriera e una incrollabile certezza: si può essere anche senza aver bisogno di apparire. Nonostante i tempi che viviamo, che ci impongono di mostrarci, di esibire i nostri successi, le fragilità, le paure, che ci mettono in competizione con gli altri, che ci chiedono di essere migliori degli altri, Mina è la prova che un’essenza forte, riconoscibile, tangibile supera anche il limite più grande, quello del non apparire.

Mina, libera di essere

Un’artista libera e anticonformista, ma soprattutto una donna fedele a se stessa, ai propri principi, al proprio talento e alla musica. Mina, nata Anna Maria Mazzini nel 1940, da quando aveva diciotto anni è la voce d’Italia: la sua carriera è iniziata nel 1958, in un momento di vero fermento artistico, in cui la musica italiana abbandonava per sempre le canzonette, che raccontavano amori impalpabili e sensazioni astratte, e prendeva forma una canzone fatta di immagini concrete, rintracciabili nel quotidiano. Proprio nel 1958, mentre Modugno cantava Nel blu dipinto di blu a Sanremo, allargava le braccia sul palcoscenico e dava l’avvio a una nuova era per la musica, Mina muoveva i suoi primi passi, iniziava a diventare la musa dei primi cantautori, tant’è che nel 1960 ha inciso con enorme successo Il cielo in una stanza di Gino Paoli. Da quel momento in poi, tanti successi, tanti brani che hanno segnato la storia della canzone italiana, tante trasmissioni televisive che l’hanno vista mettersi alla prova come conduttrice e qualche censura (che conferma quanto fosse avanti rispetto a quegli anni).

Mina, da sempre, è stata incoerente nell’arte, ma coerente nella vita: non si è mai accontentata di appartenere a un genere musicale soltanto, dal pop all’Opera, dal rock’n’roll alla canzone d’autore, dai brani napoletani a quelli in lingua straniera, non si è mai risparmiata; nella vita, però, ha fatto una scelta precisa e l’ha sempre rispettata. Era il 23 agosto del 1978 e, sotto il tendone di Bussoladomani, a Lido di Camaiore, c’erano oltre quattromila spettatori ad applaudire quella che sarebbe stata la sua ultima esibizione dal vivo. Da quarantadue anni, infatti, Mina ha scelto di dire addio ai riflettori, ma non alla musica. Una scelta certamente insolita, impensabile oggi, ma incredibile anche allora: una delle artiste più amate di sempre, la voce più potente e inarrivabile d’Italia (e non solo), una cantante necessaria per la storia della musica italiana sceglieva di farsi da parte, ma non di restare in silenzio.

L’addio alle scene per salvaguardare i suoi valori

Non conosciamo il motivo che l’ha spinta ad abbandonare le scene, probabilmente non importa nemmeno saperlo. Quello che conta, invece, è che abbia deciso di lasciare al pubblico l’essenziale: la sua voce, innanzitutto, e la sua verità, raccontata attraverso un numero sconfinato di canzoni; una verità puntuale, mai urlata, sempre onesta. Mina ha rispettato i propri valori, i valori di una donna moderna, ribelle, ma soprattutto libera: il successo folgorante, i tanti impegni lavorativi e i riflettori sempre puntati addosso hanno fatto di lei una preda; tutti volevano sapere tutto, la sua vita era alla mercé di giornalisti e paparazzi, il fatto di essere una donna indipendente e volitiva era motivo di ammirazione, ma anche di critiche, spesso durissime.

È stata bandita dalla Rai per aver avuto un figlio da un uomo, Corrado Pani, allora sposato con un’altra donna; è stata censurata per alcuni brani ritenuti troppo osé, come Ancora ancora ancora, nel 1975; è stata giudicata un cattivo esempio per aver indossato, per prima, la minigonna in televisione. In definitiva, Mina – al successo – ha preferito salvaguardare i propri valori, la propria intimità, i propri affetti. Non a caso, due anni prima di abbandonare le scene, aveva inciso un brano, dal titolo emblematico Nuda, in cui raccontava la propria condizione. Eccone uno stralcio:

Coraggio, approfittate,
voi siete chi mi ama
o almeno lo credete,
per questo sono qua,
e se vi sembrerò
un poco malinconica
quando verrà domenica
allegra tornerò.
Son qui radiografata,
son nuda anche vestita,
di me sapete tutto
forse più voi di me
ma se mi chiederete
le cose che ho nel cuore,
ecco le sole cose che non saprete mai

Pochi versi, ma eloquenti: Mina, prima che un’artista, è sempre stata una donna; e – prima di una carriera brillante – aveva una vita da preservare, una vita che ha scelto di proteggere dall’indelicatezza e dalla negligenza di chi la considerava un fenomeno da raccontare da ogni prospettiva, anche da quella più intima e privata. Ma i più non avevano ancora capito con chi avessero a che fare: Mina non era e non è un oggetto, così ha scelto di andarsene, consegnandoci – in questo modo – il suo mito, che non tramonterà mai.

Che avesse un gran carattere s’era capito già nel 1961, quando giovanissima, appena ventunenne, partecipò a Sanremo con Le mille bolle blu: a causa del famoso gesto delle dita che scivolano sulla bocca, durante il ritornello, è stata accusata di volersi far beffa del pubblico. Mina, in tutta risposta, disse che non avrebbe più messo piede a Sanremo né in nessuna altra gara canora. Così è stato.

Carattere, determinazione e rispetto: questo è la tigre di Cremona, come la chiamano i suoi fan. E oggi, a sessantadue anni dal suo esordio, è ancora un esempio di intelligenza e lealtà, innanzitutto verso se stessi e verso la propria natura. Mina, per rimanere fedele al bello, ha scelto di non tradirsi. Per non diventare qualcosa che non le apparteneva, ha scelto di farsi da parte.

Oggi, quindi, non celebriamo solo una grande cantante, ma soprattutto un’icona, un tassello fondamentale per la musica, un esempio che – di questi tempi – è ancora necessario seguire.

La carriera di Mina

Ripercorriamo la carriera di Mina attraverso alcuni brani fondamentali della sua storia:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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