Manoscritto Voynich: è stato davvero decifrato il codice più misterioso della storia?

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Il codice del manoscritto Voynich risalente alla metà del ‘400 è stato finalmente decifrato? Era stato ribattezzato come il testo più misterioso al mondo, ma il professor Gerard Cheshire è adesso pronto a giurare, che ci troviamo di fronte a un’enciclopedia illustrata realizzata da monache domenicane per Maria di Castiglia, regina di Aragona.

Avevamo già parlato del manoscritto Voynich, un codice illustrato risalente al XV secolo definito da Robert Brumbaugh, docente di filosofia medievale dell’università di Yale come “il libro più misterioso del mondo” che aveva anche ipotizzato che l’autore fosse l’umanista Poggio Bracciolini.

Il manoscritto è un vero e proprio rompicapo che da anni interroga scienziati, filosofi e non solo. In questi giorni, Gerard Cheshire, dell’università britannica di Bristol, torna a parlare di questo testo nella sua ricerca pubblica su Romance Studies, dicendo di essere riuscito a decifrare il codice e parla appunto di una lingua romanza ormai in disuso.

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“Il sistema di scrittura è piuttosto singolare e meno intuitivo dei sistemi moderni, questo potrebbe spiegare perché non è diventato culturalmente onnipresente e alla fine è diventato obsoleto. D’altra parte, una significativa traccia della lingua è sopravvissuta nell’era moderna”, si legge nella ricerca.

Secondo Cheshire, il manoscritto sarebbe un compendio di rimedi erboristici, bagni terapeutici e letture astrologiche riguardanti questioni di cuore, di mente e di riproduzione, secondo quelle che erano credenze e usi del periodo.

Ricordiamo, infatti, che il manoscritto datato tra il 1404 e il 1438, venne acquistato nel 1912 da Wilfrid Voynich, un mercante di libri rari inglese di origini polacche dal Nobile collegio gesuita di Villa Mondragone. Attualmente fa parte della Beinecke Library dell’Università di Yale (Stati Uniti) e contiene illustrazioni con piante, donne nude, simboli dello zodiaco e oggetti misteriosi.

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Il manoscritto è stato mostrato per la prima volta nel 1915 e da allora, studiosi di tutto il mondo, cercano di decifrarlo. Al suo interno poi c’è la mappa che racconta la missione via nave, guidata dalla regina Maria, per salvare i sopravvissuti di un’eruzione vulcanica vicino all’isola di Vulcano, nel 1444.

Nella sua lunga ricerca Cheshire è convinto che si tratti di una lingua romanza con simboli familiari e parole latine, ma la sua versione non convince tutti, in primis Lisa Fagin Davis, direttrice della Medieval Academy of America che spiega:

“Come la maggior parte delle interpretazioni sul manoscritto Voynich, anche questa versione è ambiziosa: Cheshire inizia teorizzando che cosa potrebbe significare una particolare serie di segni, di solito per via della prossimità di una parola con un’immagine che crede di potere interpretare. Poi consulta il maggior numero possibile di dizionari medievali di lingue romanze fino a quando trova una parola che sembra adattarsi alla sua teoria. In seguito sostiene che la sua teoria è corretta, visto che ha trovato una parola in una lingua romanza che ben si adatta alle sue ipotesi.

Le sue traduzioni da ciò che è essenzialmente una farneticazione, un amalgama di più lingue, sono ambizioni più che traduzioni vere e proprie”, scrive la studiosa che smonta poi anche l’ipotesi di una lingua protoromanza:

“L’argomento di fondo di tutto questo, cioè che ci sia una cosa come una “lingua protoromanza” – è completamente priva di prove e in contrasto con la paleolinguistica. Infine, la sua associazione di particolari segni con determinate lettere dell’alfabeto latino è ugualmente priva di prove. Il suo lavoro non è mai stato analizzato da altri suoi studiosi indipendenti e alla pari”.

Che dire, il mistero continua.

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