Linee di Nazca: scoperti 50 nuovi antichi disegni

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Linee di Nazca: l’affascinante mistero Patrimonio dell’Unesco continua e si arricchisce ancora. Scoperti infatti altri 50 geoglifi nel deserto della provincia di Palpa in Perù, tracciati sulla superficie del terreno con righe così fini da non poter essere notate a occhio nudo. Il tutto grazie a droni in grado di scorgere anche oggetti di pochi centimetri volando a quota bassa.

I geoglifi di Nazca sono uno dei più grandi e interessanti misteri nella storia dell’archeologia. Sono linee tracciate sul terreno nel deserto, oltre 13mila, che formano più di 800 disegni raffiguranti diversi animali stilizzati, presenti nel deserto da oltre 1500 anni, ed estesi su un’area di 500 metri quadrati.

Sul loro significato sono state fatte diverse ipotesi, ma non si è ancora arrivati ad una teoria univoca. Si pensa che siano ciò che rimane di pratiche rituali, legate forse all’invocazione della pioggia portatrice di vita.

Quello che è certo è che le linee di Nazca sono uno dei reperti archeologici più importanti della zona e del mondo. Questa scoperta arricchisce il patrimonio: gli archeologi ritengono che alcune delle linee appena trovate appartengano alla cultura Nazca che ha dominato la zona dal 200 al 700 d. C., e che molte altre siano state tracciate dalle precedenti civiltà Paracas e Topará tra il 500 a. C. e il 200 d. C..

“La maggior parte delle figure rappresentano guerrieriha spiegato l’archeologo peruviano Luis Jaime Castillo Butters, che ha preso parte al ritrovamento – Potevano essere scorte da una certa distanza, in modo che le persone le potessero vedere, ma nel corso del tempo si sono del tutto cancellate”. O meglio, sono rimaste visibili solo grazie a scansioni in 3-D fatte dall’alto con i droni.

Le linee di Nazca hanno avuto una storia recente piuttosto travagliata: lo scorso febbraio un uomo di 40 anni, Jainer Jesus Flores Vigo, ha ignorato i cartelli stradali che vietano l’accesso al sito e ha guidato per oltre cento metri sopra i millenari geoglifi con il suo camion, distruggendo tre disegni che, insieme agli altri, finora si erano conservati grazie al clima arido della regione.

Paradossale poi quello che è accaduto a dicembre 2014, quando una ventina di attivisti di Greenpeace provenienti da tutto il mondo composero con delle lettere giganti la scritta “È tempo di cambiare! Il futuro è rinnovabile” proprio sui disegni.

Questa scoperta, invece, se da un lato infittisce il mistero, dall’altro offre altre opportunità agli archeologi per tentare una convincente ricostruzione. Il ritrovamento è stato consegnato agli esperti del posto, perché possano studiarlo e, chissà, magari arricchirlo con altri siti.

Per altre informazioni sulla civiltà Nazca leggi anche:

Roberta De Carolis

Foto: Luis Jaime Castillo, Palpa Nasca Project, via Nationalgeographic.com

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
Misura

In arrivo più di 13mila nuovi alberi in Italia, dai calanchi di Matera all’agricoltura urbana di Milano

Naturale Bio

Tè matcha per restare in forma: come introdurlo nella propria dieta

Schär

Schär Bio, il gluten free biologico che ha contribuito a far nascere una foresta

Mediterranea

Olio di oliva e materie prime a km0: come nasce una crema Mediterranea

Orto d’Autore

Come scegliere una marmellata buona e di qualità

Miomojo

Le borse vegan tutte italiane realizzate con “pelle di cactus” e scarti delle mele

Cristalfarma
NaturaleBio
Seguici su Instagram
seguici su Facebook