Kalimché: barca confiscata alla mafia diventa biblioteca galleggiante aperta a tutti

Si chiama Kalimché ed è una barca speciale: confiscata alla mafia che la utilizzava per il traffico di migranti, è stata trasformata dall’Associazione Marcobaleno di Bari e Libera, con i fondi ricavati dalla vittoria del bando “Orizzonti solidali” promosso dalla Fondazione Megamark, in una biblioteca sull’acqua aperta a tutti. Ad aver collaborato alla sua “metamorfosi” sono stati giovani in situazione di disagio, che per un intero anno hanno lavorato duramente.

Merito del Ministero della Giustizia che, in co ha autorizzato l’utilizzo dell’imbarcazione per attività sociali di inclusione di minori a rischio, e del progetto “Il Cantiere d’Amare”, che ha coinvolto ragazzi sottoposti a misure penali o in carico ai servizi di comunità del Comune di Bari, riscuotendo molto successo. Nella seconda fase dei restauri i giovani sono stati affiancati dai tecnici della scuola di vela e nautica Mar di Levante Srl, e grazie al lavoro eseguito, l’imbarcazione ha potuto letteralmente rinascere.

Fra l’altro la bizzarra biblioteca svolge anche attività didattiche e socio-educative, secondo il programma del progetto Bari Social Boat, come si legge sulla pagina del Comune di Bari:

«In inverno, da ottobre a maggio, Bari Social Boat ospiterà un’attività mensile di promozione della lettura in porto, mentre in estate, da giugno a settembre, sarà impegnata in incontri e attività di promozione della lettura (letture ad alta voce, letture in kamishibai, raccontastorie e fabulazioni teatrali) proposti in navigazione lungo il litorale metropolitano. Inoltre, nell’ambito della terza edizione del Festival del libro sociale e di comunità, ospiterà autori e autrici, illustratori e illustratrici nel corso di incontri di presentazione di libri e momenti di lettura ad alta voce».

Previste inoltre pièce artistiche e musicali, incontri con personaggi di spicco degli sport nautici, con team di sportivi e mini crociere.

Insomma, un progetto grandioso sotto molteplici punti di vista, dato che ha permesso di trasformare un bene confiscato alla mafia in un bene culturale, dimostrando così una presa di posizione importante contro la criminalità organizzata, sia perché attraverso le attività e il lavoro eseguito, i ragazzi più sfortunati hanno avuto l’opportunità di osservare il mondo da una nuova prospettiva.

Kalimché, barca della mafia diventa biblioteca

Tra gli obiettivi c’era infatti l’avvio di un percorso formativo per i ragazzi coinvolti, che avrebbero così imparato i mestieri del mare, acquisendo competenze utilizzabili anche nel mondo del lavoro, perché come recita lo slogan “un’altra vita è possibile”. E non solo: avendo coinvolto molte realtà differenti, il progetto ha dimostrato che pubblico e privato possono collaborare positivamente in nome della legalità.

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Laura De Rosa

 

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