James Joyce: le frasi celebri dello scrittore irlandese a 80 anni dalla sua morte

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Con lui abbiamo conosciuto Dublino e quella Irlanda intricata e troppo spesso attorcigliata sulle sue stesse costrizioni morali, religiose e politiche. Non è un caso che James Joyce, poeta e drammaturgo, fosse definito il più grande scrittore modernista. Morì oggi, il 13 gennaio del 1941, a Zurigo dopo un intervento chirurgico. A 80 anni dalla sua scomparsa lo ricordiamo con alcune delle sue più celebri frasi.

A lui si deve, al pari di Virginia Woolf, una nuova narrativa basata sul flusso di coscienza (lo stream of consciousness), quella meravigliosa tecnica per cui si rappresentano liberamente i pensieri di un personaggio così come compaiono nella mente, senza essere riorganizzati logicamente in frasi e senza essere introdotti da segni grafici.

Ne viene fuori un bellissimo monologo interiore da cui emerge l’individuo, con tutti i suoi conflitti interiori, le sue emozioni, i suoi sentimenti e le sue sensazioni, insomma, la sua vita psichica inconscia. È il caso del suo immenso Ulisse:

“Scarpe strette? No, è zoppa! Oh! Mr Bloom la guardò allontanarsi zoppicando. Povera ragazza! Ecco perché era rimasta a sedere sulla sporgenza, mentre le altre sono partite di corsa. Mi pareva ci fosse alcunché d’insolito nelle sue mosse esterne. Beltà di sciupata vaghezza. Un difetto in una donna vale dieci volte tanto. Ma le rende gentili. Contento di non averlo saputo quando si metteva in mostra. Però un’indiavolata, nonostante tutto. Non mi spiacerebbe di. Curiosità. Come una suora, una donna nera, una ragazza con gli occhiali. Quella là strabica è una difficile. Sta per avere le sue cose, ho idea, quello le rende ombrose. Oggi ho un mal di testa! Dove ho messo la lettera? Ah, eccola. Hanno voglie matte di tutti i generi”.

Le principali opere di James Joyce

Joyce nacque a Rathgar, una frazione di Dublino, il 2 febbraio del 1882. Si laureò in lingue moderne e nel 1904 scrisse il saggio autobiografico “A portrait of the artist”, che poi trasformò nel romanzo “Stephen Hero”.

Con lo pseudonimo di Stephen Daedalus, nel 1914 pubblicò “Gente di Dublino”,  quindici racconti pubblicati da Grant Richards dopo essere stati rifiutati per ben 18 volte da quindici diverse case editrici.

Il racconto più celebre, “I morti”, nel 1987 è diventato un film, diretto da John Huston, mentre “Stephen Hero” avrebbe poi formato il nucleo centrale de il “Ritratto dell’artista da giovane”. Il romanzo è incentrato sulla ricerca del bello, nel quale il protagonista, Stephen Dedalus, è l’alter-ego di Joyce.

L’ “Ulisse” di James Joyce rappresenta la massima espressione del romanzo modernista inglese. L’opera pubblicata per la prima volta a Parigi nel 1922, arrivò in Inghilterra nel 1936, fino ad allora bandito. Come in tutti i romanzi di Joyce, la storia è ambientata a Dublino in un solo giorno: il 16 giugno 1904. Si tratta del cosiddetto “Bloomsday”, il giorno di svolta nella vita di Leopold Bloom, un anonimo agente pubblicitario, di sua moglie Molly, fallita cantante d’opera e moglie frustrata, e (ancora) di Stephen Dedalus, un artista alienato. Un capolavoro.

Le più belle frasi di James Joyce

“La vita è come un’eco: se non ti piace quello che ti rimanda, devi cambiare il messaggio che invii”

“Domani sarò ciò che oggi ho scelto di essere. Oggi sono ciò che ho deciso ieri o nei giorni precedenti”

“La poesia, anche quando è apparentemente fantastica, è sempre una rivolta contro l’artificio, una rivolta, in un certo senso, contro l’attualità”

“Nella realtà le avventure non capitano a chi se ne sta a casa: bisogna andarsele a cercare fuori”

“I suoi occhi non diedero un segno, né di amore né di addio; non sembravano neppure riconoscerlo”

Ombre di bosco fluttuavano accanto silenziose attraverso la pace del mattino, dalla scala fino al mare dove egli guardava. Verso la riva e più a largo si schiariva lo specchio del mare, scalciato da piedi veloci calzati leggeri. Seno bianco del mare velato. Gli accenti intrecciati, a due a due. Una mano che tocca le corde dell’arpa fondendo armonie intrecciate. Parole coniugate come onde bianche scintillanti sulla marea velata

Non vi è eresia, né filosofia, tanto aborrita dalla Chiesa, quanto l’essere umano

L’arte è la disposizione che l’uomo dà alla materia sensibile o intelligibile per un fine estetico

Ho voluto dare un’immagine così completa di Dublino, che se un giorno la città dovesse improvvisamente sparire dalla faccia della Terra, potrebbe essere ricostruita sulla base del mio libro

Vi ho messo così tanti enigmi e rompicapi che terranno i professori occupati per secoli a chiedersi cosa ho voluto significare, e quello è l’unico modo per assicurarsi la propria immortalità

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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