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Isola di Pasqua, non ci fu alcun collasso: i ricercatori rivelano, al contrario, straordinarie strategie di resilienza

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Una nuova ricerca condotta da un’università statunitense suggerisce che il collasso demografico alla base del mito dell’isola di Pasqua non è avvenuto veramente.

La storia dell’Isola di Pasqua e del suo declino è ben nota dai libri di storia: per favorire l’agricoltura, o più probabilmente per costruire enormi sculture ed omaggiare le loro divinità, gli abitanti tagliarono ogni albero presente sull’isola e questa stupida decisione portò ad un catastrofico collasso e alla morte dell’intera comunità umana. Ma questo collasso demografico ha avuto veramente luogo o si tratta solo di un mito? Secondo un recente studio condotto degli antropologi della Binghamton University, si tratterebbe solo di una leggenda.

L’Isola di Pasqua (chiamata Rapa Nui nella lingua originale) è stata a lungo oggetto di studi e ricerche che si sono interrogati sulla tragica scomparsa della popolazione. Si sa con certezza che, fra il XII e il XIII secolo d.C., l’isola una volta coperta da foresta fu privata di tutti i suoi alberi, e questo portò ad un impoverimento del terreno e alla comparsa di specie animali invasive e portatrici di malattie, come i topi. Questi cambiamenti dell’ambiente hanno ridotto progressivamente la capacità dell’isola di sostenere la vita umana e hanno portato ad un lento declino. Inoltre, attorno all’anno 1500, si è verificato un importante cambiamento climatico che ha reso il clima sull’isola di Pasqua molto più secco, il che ha ulteriormente peggiorato una situazione già critica.

Per risolvere l’interrogativo i ricercatori hanno innanzitutto dovuto ricostruire i livelli di popolazione dell’isola per accertare se ci sia stato o meno un collasso demografico e, se sì, di che entità. Gli archeologi hanno diversi modi per ricostruire la taglia di una popolazione utilizzando vari parametri –  come ad esempio l’età degli individui seppelliti nei cimiteri o il numero dei resti delle case (quest’ultimo parametro può essere problematico perché non fornisce informazioni sufficienti sul numero di persone che vive in una stessa casa né chiarisce se tutte le case fossero occupate allo stesso tempo). Il metodo più diffuso, tuttavia, usa la datazione al carbonio per tracciare l’estensione dell’attività umana in un dato periodo di tempo ed estrapola da questa datazione i cambiamenti nella dimensione della popolazione.

(Leggi anche: Isola di Pasqua, svelato il mistero dei Moai: segnalavano la presenza di acqua potabile)

Anche l’indagine al carbonio, tuttavia, nel caso dell’Isola di Pasqua risulta fallace, poiché non fornisce dati sui cambiamenti climatici ed ambientali e sui cambiamenti nella popolazione ad essi connessi. Per questo gli esperti hanno usato un nuovo modello statistico che ha permesso di determinare la crescita della popolazione dell’isola dal suo primo insediamento fino al contatto con i colonizzatori europei nel 1722. Secondo quanto emerso, non ci sarebbero tracce del fatto che gli abitanti avessero usato gli alberi di palma per procacciarsi il cibo (punto chiave descritto dal mito). La deforestazione sull’isola avrebbe avuto luogo in tempi molto lunghi e non avrebbe dato come esito l’erosione catastrofica che la leggenda racconta; inoltre gli alberi furono sostituiti da giardini che migliorarono la produttività agricola del terreno. Anche la costruzione delle statue Moai, considerate principale fattore del collasso demografico in realtà proseguirà anche dopo l’arrivo dei colonizzatori europei.

Insomma, all’arrivo degli europei, l’isola non aveva poche migliaia di abitanti come si è sempre ritenuto. La quantità di popolazione sull’isola stava aumentando anziché diminuendo: anche se il clima stava diventando più secco, gli abitanti dell’Isola di Pasqua avevano messo a punto strategie di resilienza di grande successo.

 

isola di pasqua resilienza

Credits: Nature Communications

Fonte: Nature Communications

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Ho 25 anni e sono laureata in Lingue Straniere. Sono da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile. Tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.
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