“Fuori era primavera”, il documentario di Gabriele Salvatores sul nostro lockdown è disponibile in streaming da oggi

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Ne avevamo parlato già ad aprile, quando il regista premio Oscar Gabriele Salvatores presentò l’idea di un suo docufilm fatto con il montaggio di video girati e inviati dagli italiani per conservare la memoria di quell’intenso periodo di lockdown. Oggi, “Fuori era primavera” arriva definitivamente sulla piattaforma on line di RaiPlay e dopo il passaggio in rete sarà trasmesso il 2 gennaio su Rai Tre in prima serata.

Realizzato con la partecipazione di quasi 8mila italiani che hanno inviato i propri video amatoriali che hanno inviato al regista i video fatti in quei mesi di totale chiusura e montato da Massimo Fiocchi e Chiara Griziotti, il film collettivo altro non è che un viaggio attraverso tutto quello che abbiamo vissuto, dalle solitudini ai giorni di dolore, dalla speranza delle canzoni al balcone alle strade deserte.

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Salvatores segue l’ordine cronologico degli eventi da quando il coronavirus era un problema lontano, passando per i giorni più bui, fino al lento ritorno alla vita con un occhio particolare alla rinascita della natura in contrasto con le strade vuote delle grandi città.

All’inizio avevamo un approccio più classico, quasi documentaristicoracconta a Rai News Salvatores – pur avendo chiesto alla prima squadra di visionatori, una ventina, di individuare dei nuclei narrativi e dei personaggi a loro modo protagonisti. Poi ci siamo resi conto che il tutto rischiava di prendere un taglio televisivo che non poteva competere col flusso delle notizie quotidiane e allora abbiamo scelto la strada delle emozioni, di un sentire diffuso in cui il dolore e la speranza si fondono nelle parole e nei gesti che le persone ci avevano affidato con generosità“.

Il film prende inizio da su una serie di riprese della natura incontaminata, delle specie animali che si sovrappongono ai riti collettivi della specie umana. Finché un pipistrello vola in cielo.

film salvatores

©01 Distribution

Non sarò mai un negazionista – dice Salvatores – so bene che il virus esiste, l’ho provato in prima persona e credo alla ricostruzione del suo passaggio dall’animale all’uomo. Ma è altrettanto vero, come dice uno dei personaggi del film, che per la natura anche noi siamo una sorta di virus malefico. Abbiamo sconciato la terra e siamo responsabili del degrado per cui il pianeta boccheggia. Abbiamo favorito questa pandemia coi nostri comportamenti e oggi la considero un segnale d’allarme a cui dovremmo prestare attenzione“.

Fonte: Rai News

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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