Diodato, il cantautore che svela le fragilità umane e l’importanza di non tradire se stessi

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Diodato è un cantautore. Non serve aggiungere un attributo per qualificarne (o quantificarne) il talento, è una speranza concreta per la nostra musica, per la nostra lunga e imponente tradizione cantautorale e per la nicchia dei sensibili, quelli che sanno ancora ascoltare le parole di una canzone e riconoscerne il valore, il peso, l’importanza. Diodato ne fa un uso scrupoloso, attento, delicato. È un cantautore, l’ho detto, lo è a buon diritto, i suoi versi rivelano l’uomo attraverso l’artista. È vita che si fa arte, la sua.

Empatia in musica

La musica di Diodato di pregi ne ha tanti. Ma, prima di ogni altra cosa, è empatica, accogliente, capace di indagare gli aspetti più intimi e sofferti dell’animo umano, la difficoltà e l’urgenza di essere qui e ora, con i piedi ben saldi nel presente. La sua penna sa essere poetica e concreta, potente ma non prepotente, sensibile e raffinata. Il suo modo di raccontare la verità non è mai artificioso, ma diretto; non tanto travolgente quanto, piuttosto, disarmante. Diodato è come uno spiffero d’aria che smuove le montagne, le sue parole non sono mai innocue, anche quando lo sembrano.

Un tema ricorrente della sua produzione è quello dell‘affermazione di sé, dell’importanza di non rimanere intrappolati nelle proprie paure, che diventano in fretta accondiscendenza, quindi rassegnazione. Mai scendere a compromessi con ciò che ci spaventa: lasciarsi lusingare dalla paura è un esercizio semplice, più difficile è affrontare gli aspetti meno accomodanti della vita, come il fatto di non piacersi, di non essere come gli altri ci vogliono, di voler essere quello che gli altri pretendono.

Che vita meravigliosa e altre storie

Che vita meravigliosa, brano che Diodato ha pubblicato nello scorso mese di dicembre e che dà il titolo al suo nuovo album, è solo la punta dell’iceberg di un processo ben più complicato e denso, che parte dall’accettazione di sé, anzi, dalla piena consapevolezza di sé. Accettare, di fatto, prevede una forma di rassegnazione, di rinuncia a indagare la nostra verità più intima. Diodato parla, piuttosto, di una reale conoscenza di sé, di quello che si è e che si vuole. In Che vita meravigliosa canta “Sei la vita che ora ho scelto e di questo non mi pento, neanche quando si alza il vento”, ma è solo il punto di arrivo di un percorso lungo e insidioso, iniziato in precedenza con brani come Per la prima volta (e non solo).

Per la prima volta, infatti, si presenta come un sussurro, ma colpisce come un grido, tanto è potente il suo messaggio: è la storia di un uomo che si guarda indietro e s’accorge di quanto la paura di ciò che poteva essere abbia mortificato ciò che è stato. Il protagonista del brano è come un reduce senza guerra, invecchiato senza essere diventato adulto, trasparente agli occhi di se stesso soltanto per il timore di rischiare. Non si è mai conosciuto fino in fondo, non ha mai approfondito le proprie passioni, non ha fatto in tempo ad avere ambizioni ed è sceso a compromessi con il destino che la sua famiglia gli ha messo addosso. Un brano severo, persino doloroso, ma non certamente disfattista: nel ritornello si spalanca a una speranza inattesa, è un lampo di lucidità, “Ma un giorno mi libererò e via dai vostri ricatti e i vostri inganni io sarò libero per la prima volta, sarò libero per la prima volta”.

Speranza che si fa sempre più concreta in Di questa felicità, pezzo in cui il protagonista si sgranchisce i pensieri dopo una lunga apnea e mette tutta la propria storia al servizio di un esercizio complesso ma necessario: imparare a non aver paura della felicità. Il passato non è sepolto, è vivo e pulsante; il dolore provato non è sommerso, ma resta in superficie come un monito; gli errori commessi sono a portata di memoria, ma servono a non indietreggiare. Il protagonista di questa storia si tuffa in una felicità timida, ma consapevole; non è uno sprovveduto, è segnato, ma non vinto; non è la stessa persona di Per la prima volta, perché non è vittima del dolore sopportato, quindi non ne è complice: “Oltre tutti gli errori e le croci che indosso, oltre il buio che ho incontrato spesso e non confesso, prendimi l’anima e dille come si fa a non aver paura di questa felicità”.

E poi c’è Essere semplice, la chiave di volta, la presa di coscienza di chi si assume la responsabilità di essere ciò che è, senza più il timore di scontentare nessuno, nemmeno se stesso. “E chiedo scusa se non ho vissuto come gli altri mi dicevano”, canta Diodato. E poi ancora: “Sono stato sempre complicato, sempre fuori dal coro, sempre inadeguato, come chi non trova mai la strada per tornare a casa”, ma il protagonista di questa storia non ha alcuna intenzione di recriminare, di colpevolizzarsi o puntare il dito contro un destino stabilito. Sa quel che è e quel che vuole, “Vorrei davvero essere semplice”, dice, ma poi aggiunge “Ma so che è stupido considerato che non fa parte di me”.

Che vita meravigliosa, dicevo, è il cerchio che si chiude, celebra la vita per quel che è, dolorosa, seducente e miracolosa, così la descrive Diodato. Non cerca attenuanti, vie di fuga, alternative: la guarda in faccia, le corre incontro e si lascia travolgere. “Avrei potuto andare altrove, non dar fuoco a ogni emozione, affezionarmi ad un cliché”, canta. E poi, come accennato prima, conclude “Ma sei la vita che ora ho scelto e di questo non mi pento, neanche quando si alza il vento”.

La sincerità, che ha un prezzo da pagare, non è mai un prezzo da pagare: costa fatica, è innegabile, ma è un privilegio che i sensibili sanno riconoscere. Quella di Diodato ha trovato terreno fertile in tanta gente che si cerca nelle sue parole, che sono puntuali e affilate, si posano nel posto giusto e lasciano un segno.

Video

Ecco il videoclip ufficiale di Che vita meravigliosa, che anticipa l’omonimo album, in uscita, il 14 febbraio 2020:

Ascolta Per la prima volta, penultima traccia dell’album Cosa siamo diventati (2017):

Il video ufficiale di Di questa felicità, secondo estratto dall’album Cosa siamo diventati:

Il video ufficiale di Essere semplice (2018):

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Basilio Petruzza ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza. È uno scrittore e blogger, ha pubblicato due romanzi e ha un blog.
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