Questa poesia non è dell’800 e non è stata scritta per la peste. Ma è comunque meravigliosa

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Sui social vi sarà capitato di vedere il copia-incolla di una bellissima poesia che viene attribuita a Kitty O’Meary, nata nel 1839 e morta nel 1888. In realtà, senza nulla togliere al significato della poesia, le cose non stanno esattamente così e il fatto che sia stata scritta durante la peste del 1800 è una bufala.

Probabilmente, la giornalista e scrittrice Irene Vella, mai e poi mai avrebbe immaginato che un suo post sui social, scatenasse questo piccolo giallo. L’11 marzo sul proprio profilo pubblica una sua riflessione, una poesia ai tempi del coronavirus in cui racconta la quotidianità attuale, lo stare a casa, il cambiare le proprie abitudini e il mondo parallelo della natura che continua il suo corso: il sole, i fiori, le rondini.

Il 16 marzo, la poetessa Kathleen O’ Meara ( e non Kitty O’Meary) pubblica nel suo blog “The Daily Round” una poesia dal titolo And The People Stayed Home, ma in un articolo è Sa People a citare Irene Vella come fonte di ispirazione di O’ Meara. Effettivamente i due scritti sono molto simili e Vella ha pubblicato comunque prima. Una cosa è certa: la poesia non è stata scritta ai tempi della peste del 1800, ma sull’attualissima emergenza coronavirus.

Di seguito vi proponiamo le due versioni che ci regalano emozioni e ci fanno riflettere sul valore della normalità che prima di questa clausura forzata, forse non apprezzavamo più presi dalla frenesia quotidiana.

Poesia di Kathleen O’Meara

E la gente rimase a casa
e lesse libri e ascoltò
e si riposò e fece esercizi
e fece arte e giocò
e imparò nuovi modi di essere
e si fermò
e ascoltò più in profondità
qualcuno meditava
qualcuno pregava
qualcuno ballava
qualcuno incontrò la propria ombra
e la gente cominciò a pensare in modo differente
e la gente guarì.

E nell’assenza di gente che viveva
in modi ignoranti
pericolosi
senza senso e senza cuore,
anche la terra cominciò a guarire
e quando il pericolo finì
e la gente si ritrovò
si addolorarono per i morti
e fecero nuove scelte
e sognarono nuove visioni
e crearono nuovi modi di vivere
e guarirono completamente la terra
così come erano guariti loro.

Poesia di Irene Vella

Era l’11 marzo del 2020, le strade erano vuote, i negozi chiusi, la gente non usciva più.
Ma la primavera non sapeva nulla.
Ed i fiori continuavano a sbocciare
Ed il sole a splendere
E tornavano le rondini
E il cielo si colorava di rosa e di blu
La mattina si impastava il pane e si informavano i ciambelloni
Diventava buio sempre più tardi e la mattina le luci entravano presto dalle finestre socchiuse
Era l’11 marzo 2020 i ragazzi studiavano connessi a discord
E nel pomeriggio immancabile l’appuntamento a tressette
Fu l’anno in cui si poteva uscire solo per fare la spesa
Dopo poco chiusero tutto
Anche gli uffici
L’esercito iniziava a presidiare le uscite e i confini
Perché non c’era più spazio per tutti negli ospedali
E la gente si ammalava
Ma la primavera non lo sapeva e le gemme continuavano ad uscire
Era l’11 marzo del 2020 tutti furono messi in quarantena obbligatoria
I nonni le famiglie e anche i giovani
Allora la paura diventò reale
E le giornate sembravano tutte uguali
Ma la primavera non lo sapeva e le rose tornarono a fiorire
Si riscoprì il piacere di mangiare tutti insieme
Di scrivere lasciando libera l’immaginazione
Di leggere volando con la fantasia
Ci fu chi imparò una nuova lingua
Chi si mise a studiare e chi riprese l’ultimo esame che mancava alla tesi
Chi capì di amare davvero separato dalla
vita
Chi smise di scendere a patti con l’ignoranza
Chi chiuse l’ufficio e aprì un’osteria con solo otto coperti
Chi lasciò la fidanzata per urlare al mondo il suo amore per il suo migliore amico
Ci fu chi diventò dottore per aiutare chiunque un domani ne avesse avuto bisogno
Fu l’anno in cui si capì l’importanza della salute e degli affetti veri
L’anno in cui il mondo sembrò fermarsi
E l’economia andare a picco
Ma la primavera non lo sapeva e i fiori lasciarono il posto ai frutti
E poi arrivò il giorno della liberazione
Eravamo alla tv e il primo ministro disse a reti unificate che l’emergenza era finita
E che il virus aveva perso
Che gli italiani tutto insieme avevano vinto
E allora uscimmo per strada
Con le lacrime agli occhi
Senza mascherine e guanti
Abbracciando il nostro vicino
Come fosse nostro fratello
E fu allora che arrivò l’estate
Perché la primavera non lo sapeva
Ed aveva continuato ad esserci
Nonostante tutto
Nonostante il virus
Nonostante la paura
Nonostante la morte
Perché la primavera non lo sapeva
Ed insegnò a tutti
La forza della vita.

Fonti: The Daily Round/Oprahmag/Sa people

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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