Argimusco: la Stonehenge siciliana punta a diventare Patrimonio Unesco

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L’Argimusco ovvero l’altopiano ribattezzato come la Stonehenge siciliana che si trova a Montalbano Elicona, punta a diventare Patrimonio Unesco. In questi giorni, infatti, esperti e studiosi stanno analizzando l’area in cui sono presenti le rocce antropomorfe e geomorfe per capire se il sito può rientrare tra quelli protetti.

Sarebbe un bellissimo riconoscimento per la nostra italianissima Stonehenge che ricorda per forma e dimensione quella inglese. L’Argimusco, come dicevamo, si trova a Montalbano Elicona, uno dei borghi più belli d’Italia.

Adesso durante questo convegno mondiale, esperti di 32 paesi valuteranno la mappa della zona studiata a più riprese da Andrea Orlando, secondo cui l’altopiano sarebbe un santuario naturale dove gli antichi osservavano il cielo e comprendevano le stagioni.

Gran parte dei megaliti si sono formati per erosione della pioggia e del vento, alcuni di essi potrebbero essere stati modificati dall’uomo. Gli antichi abitanti attribuivano ad ogni masso una figura così nel tempo il luogo è diventato ancora più suggestivo. Le somiglianze ci sono e molti parlano di sculture create dagli Dei.

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Argimusco, l’origine del nome

Secondo il professore Gaetano Pantano il nome Argimusco deriva dal greco “arghimoschion”, ossia “altopiano delle grandi propaggini”. L’aggettivo farebbe riferimento alle felci che solitamente crescono nella zona.

Secondo altri il toponimo deriva dalla risultanza in greco antico di λαμπρός = “splendente” e dal latino Muscus (muschio o felce) dunque “Splendente muschio”.

Secondo altri potrebbe derivare dal Catalano Alguamurcia (acqua stagnante), ma è bene ricordare che il termine appare ancora prima dalle reggenza spagnola in Sicilia.

In ultimo è stata azzardata una derivazione araba da Mursya (acqua pesante), alla quale i più contrappongono una derivazione latina da agri-muscus “campo di muschio” , traslitterato per metatesi dal dialetto siciliano in argi-muscus.

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Argimusco: una necropoli?

Sono in tanti coloro che sostengono che l’Argimusco fosse una necropoli per via della presenza di menhir e dei dolmen. Secondo il professor Giuseppe Todaro l’altopiano si è formato 6mila anni fa, mentre secondo gli studiosi Paul Devins e Alessandro Musco, la formazione sarebbe avvenuta nel Medioevo.

Qualunque sia la verità, quello che ci restituisce il passato è un luogo suggestivo e magico, da visitare tutto l’anno, ma soprattutto durante il solstizio d’estate per ammirare meglio le sagome della civetta, della femmina, del maschio, della Dea Orante. Perché a volte non serve andare molto lontano per restare a bocca aperta.

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Dominella Trunfio

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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