@ paulvinten/123rf.com

L’intelligenza artificiale alla ricerca di resti archeologici e relitti sui fondali sommersi

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Inizia la sperimentazione di un software in grado di individuare relitti di navi non ancora scoperti partendo da immagini e rilevazioni fatte sui fondali marini. La nuova frontiera dell’archeologia subacquea.

In collaborazione con la branca di Archeologia Sommersa della Marina statunitense, una scienziata dell’Università di Austin (Texas) ha messo a punto un sistema di intelligenza artificiale in grado di ‘scandagliare’ i fondali marini e individuare resti di navi o di aerei affondati nelle profondità oceaniche. Il software creato in università è accurato al 92% nell’individuare relitti subacquei già noti. Il progetto si è concentrato sulle coste di Stati Uniti e Porto Rico. Ora è pronto per essere utilizzato per scoprire relitti in luoghi non ancora esplorati e mappati dagli esploratori.

Il primo passo è stato insegnare al computer cosa cercare, ovvero come è fatto un relitto di nave. È importante anche ‘spiegare’ la differenza fra i relitti e le peculiarità che il fondale marino presenta naturalmente. Per fare questo, la ricercatrice ha inserito nel database del computer molti esempi di relitti, ma anche foto e contenuti relativi all’aspetto naturale dei fondali oceanici.

(Leggi anche: Trovato tesoro archeologico: è un antico relitto romano nelle acque antistanti a Isola delle Femmine)

La National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) mette a disposizione dei ricercatori e dei curiosi un ricco database con informazioni relative ai relitti navali sommersi, con immagini provenienti da tutto il mondo, nonché rilevazioni effettuate dai sonar e da speciali impulsi laser detti lidar. La ricercatrice ha utilizzato immagini che coprono una superficie di 23 chilometri dalle coste, fino a una profondità di 85 metri, e che comprendono ampie aree senza relitti.

Trovare i relitti delle navi antiche è molto importante per indagare e comprendere il passato umano – si pensi per esempio all’importanza della navigazione in settori come il commercio, le migrazioni, o la guerra. Purtroppo però spesso l’archeologia subacquea si rivela costosa e pericolosa. Un modello come quello messo a punto presso l’università di Austin può automaticamente mappare tutti i relitti navali in un’ampia area, riducendo così i costi e il tempo impiegati per la ricerca – sia fatta con droni subacquei che con sommozzatori umani.

Credits: MDPI

Questo è il primo modello di intelligenza artificiale dedicato all’archeologia costruito per lavorare autonomamente (al momento operativo solo sulle coste statunitensi, di cui ha acquisito materiale informativo). L’obiettivo, ambizioso, degli studiosi è quello di rendere il computer in grado di riconoscere non solo i relitti delle navi, ma anche altri tipi di reperti archeologici sommersi – compresi edifici, sculture e aeroplani.

Seguici su Telegram Instagram Facebook TikTok Youtube

Fonte: MDPI

Ti consigliamo anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Ho 25 anni e sono laureata in Lingue Straniere. Sono da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile. Tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.
Seguici su Instagram
Seguici su Facebook