Ghiaccio nel deserto, quando l’arte combatte il riscaldamento globale

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Immaginate di disegnare una foglia grande, grandissima, maestra della natura per la sua capacità di assorbire l’energia del sole attraverso la fotosintesi, coprite i suoi 200 metri quadri di superficie con delle celle solari. Ponete sotto la gigantesca struttura della foglia un sistema di condensatori in grado di assorbire l’umidità dall’aria del deserto. In questo modo, anche nelle condizioni in cui si registrano le temperature più elevate, essa produrrà uno strato di ghiaccio sul lato inferiore. Un sogno?

Sì, ed è quello dell’artista olandese – nonché ambasciatore culturale Unesco – Ap Verheggen, che ha fornito in chiave estetica un suggerimento per risolvere il problema dei cambiamenti climatici, creando una sorta di “ghiacciaio” nel deserto, la sua scultura Sunglacier è un grido d’allarme contro il riscaldamento globale che continua imperterrito a devastare il pianeta. Certo, installare ghiacciai nel deserto non risolverà i problemi idrici in costante peggioramento, ma servirà a dimostrare, come spiega l’artista, che l’apparentemente impossibile è possibile.

La sua idea, impraticabile di per sé, è in realtà un monito, che stimoli chi di dovere a lottare contro il global warming e a trovare soluzioni innovative. “Io do l’ispirazione. Gli altri dovranno capire cosa si può realmente fare” ha detto Verheggen. “Bisogna aprire le frontiere del nostro pensiero. Produrre il ghiaccio nel deserto significa abbattere i confini, aprirsi ad un nuovo mondo”.

La gigantesca scultura di Verheggen al momento è solo uno schizzo e una serie di grafici in un laboratorio a Zoetermeer, vicino a casa sua a L’Aia. Ma la Cofely, società di refrigerazione che realizza piste di pattinaggio e unità di raffreddamento progettate su misura per la conservazione degli alimenti, pare si sia interessata all’idea dell’artista visionario e sta testando i principi della creazione di ghiaccio nel deserto.

Sunglacier

A Zoetermeer, intanto, gli ingegneri hanno prodotto uno strato di 10 centimetri (4 pollici) di spessore di ghiaccio su una lastra di alluminio all’interno di una scatola che simula le condizioni del deserto, con la temperatura impostata a 30 gradi Celsius (86 Fahrenheit). Un umidificatore fornisce l’umidità, e un ventilatore è rivolto verso il ghiaccio come una brezza del deserto. I test dovrebbero concludersi entro il prossimo anno, poi il compito di scolpire il massiccio lavoro avrà inizio. Si pensa in un paese non identificato del Nord Africa. Secondo lo scienziato Andras Szollosi-Nagi il lavoro di Verheggen cade al crocevia tra arte, ambiente e scienza: “È un pezzo straordinario, insolito e ciò lo rende molto emozionante.

Il lavoro di Verheggen avrà una grande importanza simbolica” ha continuato Szollosi-Nagi, rettore dell’Institute for Water Education dell’Unesco. “Non siamo bravi a trasmettere messaggi semplici in modo potente. La scienza ha i propri limiti, oltre i quali l’arte può andare. Il progetto dimostra che in un ambiente totalmente senza speranza si può ancora generare speranza”.

Dipende tutto da noi.

Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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