Analfabetismo funzionale: troppi italiani non sanno riconoscere le fake news (e il coronavirus non aiuta)

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Più di 700 milioni tra giovani e adulti nel mondo non hanno un’alfabetizzazione di base e l’accesso alle scuole rimane diverso da paese a paese. Un divario reso ancora più evidente dall’attuale pandemia. Oggi, 8 settembre, si celebra la Giornata internazionale dell’alfabetizzazione, l’occasione per comprendere quanto ancora sia lontana una scolarizzazione equa ad ogni latitudine. E come l’analfabetismo in alcune parti del mondo si sia trasformato in “funzionale”.

Se da un lato, infatti, ci sono ben 774 milioni di adulti nel mondo che non sanno leggere né scrivere, dall’altro c’è chi, pur sapendo leggere e scrivere ed esprimersi in modo corretto, non è in grado di raggiungere un adeguato livello di comprensione e di analisi di un discorso complesso.

C’è chi, cioè, non comprende quello che legge né tanto meno sa interpretarlo.

Ma chi è nello specifico l’analfabeta funzionale? Il rapporto Piaac-Ocse del 2014 (“Programme for the International Assessment of Adult Competencies”) fece già un’approfondita indagine sulle competenze degli adulti, arrivando a definire un analfabeta funzionale come colui che non è in grado di “comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”.

Secondo i dati aggiornati sul fenomeno dell’analfabetismo funzionale in Italia dell’indagine Piaac-Ocse del 2019, in Italia ben il 28% della popolazione tra i 16 e i 65 anni è analfabeta funzionale. È un numero tra i più alti in Europa, eguagliato solo dalla Spagna, e superato dalla Turchia, dove l’’analfabetismo funzionale si attesta al 47%.

In buona sostanza, l’analfabeta funzionale è colui che:

  • è incapace di comprendere adeguatamente i testi pensati per una persona comune, come gli articoli di giornale, ma anche delle semplici bollette;
  • ha difficoltà nel fare calcoli matematici semplici, come gli sconti in un negozio o la tenuta della contabilità casalinga;
  • ha difficoltà nell’utilizzo degli strumenti informatici;
  • conosce superficialmente gli eventi storici, politici, scientifici, sociali ed economici

Qualcosa, quindi, che fa ben comprendere come l’analfabetismo funzionale rappresenti un problema molto serio nella vita di tutti i giorni e come tutto ciò possa inevitabilmente portare a un altro allarmante dato: colui che è incapace di analizzare criticamente i contenuti che gli sotto gli occhi, capirne il senso, andare al di là di un titolo, sarà pericolosamente esposto al rischio di condizionamenti dall’esterno e alle cosiddette fake news.

E lo abbiamo visto, ahinoi, proprio in occasione di questa devastante pandemia. Non è passato un solo giorno in cui non abbiamo rincorso una notizia falsa, tesa a volte ad alimentare false speranze, a volte a fomentare gli animi. L’informazione superficiale tramite il digitale e l’incapacità di tantissime persone di capire i contenuti di cosa si stava leggendo ha avuto (e avrà ancora) effetti spesso molto gravi, presentando il rischio costante che crollasse uno dei cardini fondamentali dello stato democratico, quello del diritto a un’informazione plurima e corretta.

La Giornata internazionale dell’alfabetizzazione 2020

Istituita  nel 1966 dall’Unesco, la Giornata dedicata all’alfabetizzazione mira a sensibilizzare le comunità sull’importanza dell’istruzione e ad intensificare gli sforzi per avere società più istruite. L’alfabetizzazione è tra l’altro una delle principali componenti dei Sustainable Development Goals del programma Onu 2030: al punto 4 si prevede proprio l’obiettivo di assicurare a tutti i giovani di acquisire competenze alfabetiche e numeriche e a tutti gli adulti con carenze di istruzione di avere la possibilità di rimettersi in pari.

L’edizione di quest’anno della Giornata internazionale dell’alfabetizzazione ha come tema “l’insegnamento e l’apprendimento nella crisi Covid-19 e oltre”, con un focus incentrato sugli educatori e sul cambiamento delle tecniche pedagogiche.

La “crisi scolastica” scatenata dal coronavirus e la chiusura forzata delle scuole hanno di fatto inciso parecchio sull’apprendimento e sui programmi di formazione. Basti pensare che – secondo quanto si legge in un rapporto di Save the Children – i tagli al budget per l’istruzione e la crescente povertà causati dalla pandemia potrebbero costringere almeno 9,7 milioni di bambini a lasciare la scuola per sempre entro la fine di quest’anno, mentre milioni di altri bambini avranno gravi ritardi nell’apprendimento.

Fonti: UN Literacy Day / Piaac-Ocse del 2019

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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