Addio a Enzo Mari, il maestro del design sociale che credeva nell’ecologia del fare

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E’ morto a 88 anni Enzo Mari, uno dei nomi più illustri del design italiano nel mondo. Una vita dedicata all’arte, al design ma più in generale alla cultura. Non tutti sanno infatti che Mari si è dedicato anche ai giochi e ai libri per l’infanzia.

Non solo un designer ma un artista a tutto tondo, partito dal nulla ma artefice di una rivoluzione che ha investito il design italiano e non solo.

Questo il saluto dell’architetto Stefano Boeri, il primo a darne la notizia via Twitter:

Giocattoli e libri per bambini

La sua carriera nel campo del design è stata costellata da successi ed è durata oltre 70 anni ma Enzo Mari è stato anche molto altro. Architetto, artista e attivista politico, insieme alla moglie Iela si è dedicato anche alla creazione di giocattoli e libri per bambini. Conosciuta presso l’Accademia di Brera, a Milano, con lei realizza numerosi albi illustrati di grande innovazione grafica. A loro si deve una serie di libri senza testo, con immagini semplici, ma estremamente evocative.

L’idea di base dei libri ideati da Mari e la moglie Iela parte da una considerazione: il pensiero dei bambini piccoli procede per associazione:

“Vorrei attirare l’attenzione sulle forme in relazione al bombardamento delle immagini prodotte dalla televisione” diceva già nel 1968. Senza dubbio una visione dei libri per l’infanzia totalmente all’avanguardia. Successivamente, il lavoro di ricerca di Iela Mari affronta, con la stessa carica innovativa, il mondo della natura.

“Io credo che, per la capacità di comprensione del bambino, la natura sia troppo complessa. Quindi ho cercato di rendere le cose chiare creando immagini sintetiche, rendendo il reale più vero del reale. E per fare questo bisogna partire dall’analisi per arrivare alla sintesi, non viceversa. Per esempio, bisogna prima disegnare tutti i dettagli di una foglia e poi cancellare, cancellare, cancellare…”

Mari e la Natura 

Per Mari, l’ecologia è sempre al centro dei progetti, tutti visti in relazione all’uomo:

“Se l’uomo è la componente principale dell’ecologia tutti i miei progetti si possono definire ecologici. Un paio di volte ho realizzato un progetto in cui la parola ecologia non era solo implicita ma anche esplicita. Nel ’92 Alessi accetta di pubblicare un mio libretto dal titolo Ecolo, che contiene le istruzioni dettagliate per realizzare da soli dei vasi di fiori a partire dalle bottiglie di plastica dei detersivi e dell’acqua minerale e su cui si può applicare, se si vuole, un’etichetta rigida con il nome del marchio e quello dell’ideatore. La mia contestazione si indirizzava contro il degrado ambientale ma anche contro quello dell’oggetto firmato: il vaso è secondario rispetto alla composizione floreale” aveva raccontato nel corso di un’intervista.

Per Mari, l’architettura e il design infatti dovevano essere al servizio dell’uomo e volti a trasformare la società anche attraverso la lotta di classe. Non a caso Mari concepiva il design come funzione sociale, un vero e proprio impegno politico.

“Ciò che si produce dovrebbe scaturire sempre da un bisogno etico prevalentemente sincero, ma la maggior parte dei prodotti industriali nasce solo dal bisogno di cose, utili al mercato. Quando si prendono in esame le scelte produttive di aziende di design che parlano di ecologia si scopre che questi interventi corrispondono a non più del 20% delle qualità impiegate, spesso le materie prime non si conoscono, l’aspetto ecologico è sempre riferito alla parte finale di un prodotto. I prodotti implicano consumo di energia, implicano l’impiego di materie prime: petrolio, carbone, ferro, titanio. Chi le controlla? Nessuno è in grado di farlo” ha detto.

L’amicizia con Munari

Decennale l’amicizia con Bruno Munari, a cui si ispirò per i suoi 16 animali, il famoso puzzle a incastro in legno progettato nel 1956 e messo in vendita da Danese nel 1957.

Nella sua autobiografia, dal titolo 25 modi per piantare un chiodo, Mari dice:

“Spero sempre di incidere sui comportamenti di qualcuno, che farà altrettanto con altri, e così via. La mia anomalia si basa su questo filo ostinato di ragnatela…”.

Qui i messaggi di saluto inviati al maestro del design italiano via social:

Un genio indiscusso che oggi ci lascia. RIP!

Fonti di riferimento: Babalibri, Anteritalia, Twitter/Stefano Boeri

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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