deportata auschtiz

L’orrore di Auschwitz negli occhi di Czesława Kwoka, una delle tante adolescenti deportate e poi uccise nel campo di concentramento. A 75 anni dalla sua morte, il suo volto viene "colorizzato" da un’artista brasiliana.

Aveva 14 anni e di lei è rimasta solo quella foto in bianco e nero, scattata probabilmente dopo un pestaggio da parte della guardia. Come gli altri deportati anche Czesława Kwoka aveva un numero tatuato ed era stata rasata. L’artista Marina Amaral ha voluto renderle omaggio colorando il suo volto e ridonandole la dignità.

Il 12 marzo del 1943 Czesława, conosciuta solo con il numero 26947 è stata uccisa con un’iniezione di fenolo al cuore, la sua unica colpa quella di essere nata il 15 agosto 1928 a Wólka Zlojecka, un villaggio della regione Zamosc, terra polacca di destinazione nazista.

In questa immagine, la ragazzina è ritratta di profilo, con il volto tumefatto e i capelli cortissimi, nei suoi occhi tutta la tragedia criminale del nazismo. Secondo la testimonianza di un sopravvissuto, Wilhelm Brasse, che scattò materialmente le sue foto segnaletiche, pochi istanti prima la bambina era stata picchiata dalle guardie e nelle immagini si può vedere il labbro tagliato dalle percosse. 

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Il Museo di Auschwitz ha postato sul suo profilo Twitter le immagini segnaletiche dell'adolescente colorizzate da Amaral che sono arrivate dritte al cuore degli utenti.


"Credo alla forza che scaturisce dal vedere volti come quello di Czesława  a colori. È molto più facile identificarsi quando li si percepisce come dei veri esseri umani. Questo può sembrare paradossale, ma è necessario questo passaggio per comprendere veramente e sentirsi coinvolti più intimamente”, spiega l’artista.

E continua:

“Guardate gli occhi di Czesława. Grazie alla versione colorizzata dell'immagine è ben visibile sulla tenuta della ragazza il triangolo rosso che era il marchio con cui venivano identificati i prigionieri politici. Czesława è rimasta ad Auschwitz solo tre mesi prima di essere uccisa, un mese dopo la madre che ha fatto la stessa fine”.

Dominella Trunfio

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