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Nessuna magia e nessun potere sovrannaturale: i tori morivano all’istante per colpa dell’anidride carbonica. Un team di ricercatori svela il mistero racchiuso nella cosiddetta ‘porta dell’inferno’ a Hierapolis, l'odierna Turchia.

Se un toro entrava in quella grotta non ne usciva vivo

Per anni, i sacerdoti dall’alto di un piedistallo davano vita ad una cerimonia che sembrava un evento paranormale. In pratica la scena era questa: dopo un rituale, il sacerdote eunuco dava il via libera all’entrata di un toro che moriva ai suoi piedi all’istante. Nell’anfiteatro tutti rimanevano stupiti appellandosi alle divinità più svariate.

Oggi un gruppo di ricercatori italiani affiancati da un team internazionale svela finalmente il mistero: nessun evento paranormale, nella porta dell’inferno gli animali morivano a causa della C02. Durante la Missione archeologica italiana, circa sette anni fa, scavando si era arrivati a questa grotta dell’antica città di Hierapolis, nel sud ovest dell’attuale Turchia.

Una grotta in cui venivano fatti i sacrifici e dove poco lontano c’era il santuario di Plutone e Kore. Proprio qui, la morte diventava un evento paranormale, ma che secondo il team guidato da Hardy Pfanz dell'Università di Duisburg-Essen (Germania), di misterioso aveva ben poco. Piuttosto, nella porta dell’inferno è stata rilevata una forte presenza di diossido di carbonio vulcanico: una concentrazione tale da uccidere un toro e potenzialmente anche gli uomini che però venivano risparmiati.

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La quantità di anidride carbonica continua ad essere letale a seconda della giornata, come emerge dallo studio pubblicato su Archaeological and Anthropological Sciences. C’è quindi una differenza sostanziale tra l’entrare in grotta di notte o di giorno. Di notte il gas è letale per gli animali, mentre a mezzogiorno è meno pericoloso. Il momento peggiore rimane l’alba, dove c’è una concentrazione di C02 pari al 35%. Dinamiche che ovviamente i sacerdoti avevano imparato nel tempo e per questo i sacrifici venivano fatti principalmente all’alba.

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Ma perché i sacerdoti riuscivano a salvarsi?

“I sacerdoti stavano su un piedistallo, quindi più lontani dal terreno e potevano resistere fino a 40 minuti senza essere in pericolo. Stessa cosa dall’anfiteatro, gli spettatori erano troppo lontani”, si legge nello studio.

Per questo, questi fenomeni venivano spiegati solo con forze soprannaturali.

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