1.78 Madrid

Madrid, Plaza Mayor. Una coloratissima scultura aleggia sopra la celebre piazza della capitale spagnola. Si tratta di un'opera dell'artista americana Janet Echelman, realizzata su commissione della città per celebrare il 400° anniversario della piazza.

Chiamata Intitolato 1.78 Madrid, la scultura lunga 30 metri, larga 13 e alta 6 "esplora il ciclo del tempo" e gli effetti dei fenomeni naturali e dell'ambiente. Inaugurata il 9 febbraio scorso, anche se all'apparenza allegra, racchiude un significato profondo.

Il numero "1,78" all'interno del titolo si riferisce al numero di microsecondi in cui il giorno si abbrevia quando un singolo evento fisico sposta la massa terrestre, accelerando così la rotazione del pianeta.

Il lavoro dell'artista spesso punta a ricordarci i numerosi cicli di tempo a varie scale, che vanno da un singolo giorno ai 4 secoli di vita di Plaza Mayor.

"Negli ultimi quattrocento anni le persone si sono radunate a Plaza Mayor per assistere alle corride e ai roghi dell'Inquisizione spagnola", ha detto Echelman, "Oggi ci riuniamo con l'arte che esplora il nostro concetto di tempo, per discutere idee. Questa è una traiettoria speranzosa per l'umanità ".

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Svelata il 9 febbraio di quest'anno, 1.78 Madrid è formata da fibre colorate altamente ingegnerizzate e 15 volte più resistenti dell'acciaio, intrecciate, annodate e giuntate insieme per creare una forma dinamica mai uguale, che cambia costantemente in base al vento e fornisce un contrappunto morbido agli spigoli di Plaza Mayor. Di notte, la scultura viene illuminata da luci colorate.

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"L'opera d'arte ci ricorda la nostra complessa interconnessione con cicli più ampi di tempo e con i sistemi del nostro mondo fisico. I materiali della scultura incarnano tutto ciò. Quando uno qualsiasi degli elementi nella rete della scultura si sposta, ogni altro elemento è interessato. I nostri dintorni influiscono su come ci sentiamo e su come viviamo le nostre vite: siamo responsabili del modo in cui le nostre città appaiono e funzionano" spiega.

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Un modo per ricordarci che anche dai nostri piccoli gesti quotidiani dipenda la salute del pianeta.

Francesca Mancuso

Foto: Janet Echelman

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