Chiara Vigo

È una sorta di magia il bisso: il filamento organico prelevato da un grande mollusco che diviene fibra da filare, fibra grezza raccolta dal mare per tramutarsi in filo da tessere, una sorta di seta del mare che si compone in mirabili arazzi serici e preziosi ricami dorati.

Che cos'è il bisso

Per definizione, quindi, il bisso marino è un tessuto costituito dai filamenti solidificati della Pinna Nobilis Setacea, conosciuta anche col nome di nacchera. La pinna nobilis è il più grande mollusco bivalve presente sui fondali del mar Mediterraneo, suo habitat esclusivo. Simile a una grande cozza, ha una vita media di circa 25 anni, e la sua conchiglia può raggiungere dimensioni di oltre un metro di lunghezza. Produce un filamento gelatinoso dal colore bruno che solidifica a contatto con l'acqua, ancorando il mollusco al fondale.

Ma il bisso, la cosiddetta “seta del mare”, non è soltanto una fibra tessile di origine animale. La sua tessitura è un vero e proprio rito arcaico e ancestrale, un’arte dal sapore quasi esoterico che la sapienza umana ha saputo custodire pressoché inalterata da millenni, una lavorazione che soggiace a precise regole, subordinata a un vero e proprio giuramento dell'acqua da parte dei “maestri” che decidono di intraprenderla. Evanescente e impalpabile, il “filo dell'acqua” non ha peso e non ha tatto, essendo molto più sottile di un capello umano ma al contempo infinitamente più resistente. Il bisso non ha prezzo: non si compra e non si vende, è patrimonio di tutti e può essere solo donato o ricevuto.

Bisso, una storia millenaria

 

La storia del bisso si perde nella notte dei tempi. Introdotto dai Caldei della Mesopotamia all’incirca 7 mila anni fa, è menzionato in ben 46 passi della Bibbia, che ne parla come tessuto del re Salomone e della regina Ecuba. Di bisso erano costituite le vesti dei Faraoni, e successivamente anche i paramenti sacri dei papi e gli abiti regali di principi, re e imperatori.

 

Chiara Vigo, l'ultima tessitrice di bisso al mondo

Arte millenaria tramandata di generazione in generazione dalle donne che abitavano le sponde del Mediterraneo, oggi la tessitura del bisso sopravvive unicamente nell'isola di Sant'Antioco, situata nella parte sudoccidentale della Sardegna e ad essa collegata attraverso un ponte e un istmo artificiale. A custodire questo straordinario patrimonio gestuale ed esoterico è la sessantenne Chiara Vigo, ultima tessitrice e unico maestro di bisso al mondo, vera sacerdotessa di un rito che dai Caldei si è mantenuto pressochè intatto fino ai giorni nostri. Aspetto mediterraneo e carattere estremamente determinato, questa moderna vestale ha ereditato la sua sapienza dalla nonna Maddalena: a soli 4 anni Chiara era già capace di filare, a 10 già tesseva sull’enorme telaio in canne.

A 27 anni Chiara Vigo ha prestato il giuramento dell’acqua, contraendo la solenne promessa di non lucrare profitti dalla seta del mare e accettando di consacrare la sua vita interamente al bisso. La sua decisione è stata a lungo ponderata poiché, prima di accettare quella che rappresenta una vera e propria missione, Chiara ha studiato in maniera approfondita la fisiologia della Pinna nobilis. Il suo obiettivo era quello di riuscire a trovare un metodo che consentisse di prelevarne il prezioso filamento senza uccidere l’animale. Infatti, tradizionalmente si usava pescare la conchiglia dal fondale, eseguendo il taglio dell’intero filamento che, essendo attaccato a una terminazione nervosa, provocava la morte del mollusco.

Bisso, la tecnica che non fa male agli animali

Chiara invece è riuscita a realizzare un tipo di taglio che consente di prelevare solo la parte terminale del filamento, garantendo la sopravvivenza del singolo animale e di conseguenza la protezione dell'intera specie. Recide unicamente gli ultimi 5 cm del filamento, che sarebbero comunque portati via dal mare, e solamente dalle pinne adulte, che abbiano compiuto almeno 12 anni di vita.

Chiara Vigo si è sempre contraddistinta per il suo ruolo attivo a favore della tutela ambientale, contro la pesca a strascico invasiva e indiscriminata e l’inquinamento prodotto dai rifiuti chimici dell’allevamento ittico in vasca. La Pinna Nobilis infatti è una specie a rischio, che può proliferare esclusivamente in un ambientemarino incontaminato: acqua perfettamente trasparente, corrente continua ma lenta, presenza di praterie di posidonia. Proprio per l' impegno profuso in favore della salvaguardia dell'ecosistema marino, Chiara è stata insignita di numerosi riconoscimenti, tra cui il premio ‘Un bosco per Kyoto’. Nel 2005 la sua arte è stata dichiarata dall’Unesco ‘Patrimonio Immateriale’ dell’Umanità.

Bisso, la magia della tessitura

La tessitura del bisso è sempre stata un rituale intriso di sacralità, e tale è rimasto per Chiara. La seta del mare rappresenta un mondo segreto che ogni maestro impara a conoscere attraverso gli insegnamenti del proprio predecessore ma riesce a far proprio soltanto mediante la profonda e condivisa interiorizzazione di specifiche leggi.

Il filamento della Pinna nobilis viene prelevato soltanto nel periodo che intercorre tra la prima luna di maggio e l'ultima di giugno, periodo in cui cessano i venti freddi e cominciano a spirare quelli caldi di scirocco e levante. Il calore ammorbidisce il fondale, rendendo più semplice per Chiara sollevare e cernierare il mollusco, tagliandone il relativo filamento per poi riporre l'animale sul fondale, insabbiandolo nuovamente.

Sembra quasi di vederla, nelle notti primaverili illuminate dal chiarore della prima luna, questa moderna sacerdotessa fasciata unicamente in una lunga tunica di lino mentre si immerge in apnea a circa 13 metri di profondità. Sembra quasi di vederla, con indosso solo gli occhialini e il suo abito di lino, mentre si immerge nei fondali marini senza l’uso di pinne o bombole di ossigeno ma armata unicamente di un piccolo bisturi necessario per prelevare la fibra grezza.

Bisso, la lavorazione

Una volta portato a terra il bisso, Chiara ne esegue una prima, sommaria pulitura dal fango e dalle scorie. Poi la fibra viene dissalata per 25 giorni, avendo cura di cambiare l’acqua ogni 3 ore sia di giorno che di notte. Successivamente, esegue un’ulteriore pulitura con un cardo a spilli di ridotte dimensioni. Il filo viene quindi immerso in una soluzione composta da 15 alghe ossidate nel succo di limone, allo scopo di renderlo ignifugo, più elastico e resistente, scongiurando eventuali tarlature o alterazioni della fibra nel tempo. Questo passaggio è altresì fondamentale per conferire al filo dell'acqua il caratteristico colore dell'oro, che il bisso assume alla luce. Il filo viene poi lavorato con un fuso in legno di ginepro a coppa, effettuando la torsione completamente a mano. La filatura è accompagnata da canti rituali, parole misteriose in aramaico e carmi recitati nella lingua dei primi abitanti dei nuraghi, che si intrecciano a creare l'alchimia di questo prezioso tessuto.

La fase della tessitura è una specie di danza, che si svolge secondo un sistema molto arcaico, su un enorme telaio di tipo mesopotamico in canne sul quale le unghie intrecciano il filo alla trama per creare l'ordito.

Gesti lentissimi e sapienti, derivanti da una profonda conoscenza e da un' esperienza millenaria, depositata nella famiglia di Chiara da ben 23 generazioni. Preghiere, canti, volteggi sul telaio e formule rituali accompagnano operazioni che richiedono ore e ore di lavorazione. Tutto avviene con i giusti tempi, senza fretta alcuna, con la certezza di realizzare un'opera unica, meravigliosa e straordinariamente preziosa, frutto di una millenaria tradizione.

Chiara lavora la fibra corta, perché il bioccolo che riesce ad ottenere dalla Pinna Nobilis è di ridotte dimensioni. Con 200 immersioni infatti riesce ad ottenere 300 g di tessuto grezzo, che alla cardatura frutteranno circa 30 g di pulito. Sua nonna, che praticava il taglio dell’intero filamento, poteva contare su bioccoli molto più consistenti per la realizzazione di arazzi e altre opere. Per lei, invece, occorrono dai 2 ai 5 anni per realizzare un pezzo finito. Ovviamente, i ricami dorati in bisso intrecciati sul lino richiedono meno lavoro e minor tempo rispetto ai manufatti interamente tessuti in fibra di bisso.

La leggenda del giuramento

Una figura dai contorni quasi leggendari quella di Chiara Vigo, unico maestro e ultima custode di un’arte unica e preziosa, personaggio quasi mitico eppure così reale, le cui opere sono custodite nei più importanti musei del mondo, dal Louvre al British Museum. Tra le sue numerose, preziosissime realizzazioni vanno annoverate anche una cravatta in bisso regalata al presidente Bill Clinton che oggi è esposta nel Museo Nazionale di Washington, nonché il rosario donato al Papa Benedetto XVI.

Un mondo sospeso tra mito e realtà quello del bisso: un mondo dove il tempo sembra essersi fermato, eppure governato da leggi implacabili. Narra la leggenda che la tarantina Rita del Bene, l’ultimo maestro di bisso della città pugliese, morì per essere contravvenuta al giuramento dell’acqua. Alla fine degli anni '40, la donna cercò di trarre profitti dalla fibra di bisso, vendendone i bioccoli alle seterie 'Sale' di Como. Ebbene, i telai si bloccarono, rompendosi e determinando il fallimento della ditta, e la Del Bene morì il giorno stesso, al suo rientro a Taranto.

Il maestro Chiara Vigo invece nel corso degli anni si è mantenuta fedele al giuramento dell’acqua, vivendo solo delle libere offerte delle persone che ogni giorno le fanno visita nel suo laboratorio, adibito anche a museo del bisso. Ha saputo resistere a qualsiasi tentazione di guadagno, al punto da rifiutare nel 2001 persino la strabiliante offerta di 2 miliardi e mezzo di vecchie lire per l’acquisto dell’arazzo “Il leone delle donne”, tessuto coi bioccoli pescati da sua nonna nel 1938.

Il suo lascito artistico sembra destinato ad essere tramandato alla sua secondogenita Maddelena, che porta il nome della sua bisnonna, nonchè nonna e maestra di Chiara.

FIRMIAMO LA PETIZIONE per fermare lo sfratto da Sant'Antioco

Purtroppo però recentemente Chiara Vigo ha subito uno sfratto dal suo laboratorio-museo di Sant’Antioco, dove lavora la seta del mare da più di 35 anni, e dove riceve più di 50 mila visitatori all’anno. Lo sfratto è divenuto esecutivo lo scorso ottobre, con la motivazione che sussistano problemi di sicurezza a carico dell’impianto elettrico e dell'impianto strutturale del locale. Chiara si è dichiarata pronta a lasciare l’isola di Sant’Antioco, portando all’estero la sua arte. Auspichiamo che ciò non avvenga, e che si possa raggiungere un accordo tra Chiara e il Comune di Sant’Antioco.

A tal proposito, invitiamo i lettori a firmare la petizione, affinché l'arte del bisso rimanga custodita nel suo luogo d’origine, dal suo unico e legittimo maestro. Q

uest’arte quasi magica, che ha il colore dell’oro, il profumo del mare e il sapore della leggenda, merita tutto il nostro sostegno e la massima tutela da parte delle istituzioni.

PER FIRMARE LA PETIZIONE CLICCA QUI

Angela Petrella

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