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Corpi armonicamente dipinti e rivestiti di elementi naturali quali fiori, foglie e frutti: questo e molto altro negli splendidi scatti del fotografo e giornalista tedesco Hans Silvester, che all’inizio degli anni Duemila ha percorso in lungo e in largo la valle del fiume Omo, nel sud dell’Etiopia, fotografandone le popolazioni e immortalando il loro legame con la natura.

Al centro degli scatti di Silvester ci sono tribù di pastori semi-nomadi, come i Mursi, gli Hamar e i Bodi, che vivono lungo il corso del fiume, in una valle ricca di storia, che è stata, nel corso dei millenni, un crocevia di culture ed etnie diverse e che dal 1980 è patrimonio dell’UNESCO per l'immenso valore geologico e archeologico.

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La valle percorsa dal fiume Omo - che si getta con un ampio delta nel lago Turkana dopo un percorso di oltre settecento chilometri - è stata raggiunta per la prima volta da esploratori occidentali solo alla fine del XIX secolo. Le popolazioni che la abitano non sono mai state né colonizzate né cristianizzate o islamizzate e hanno conservato, nel corso dei secoli, la loro antica cultura e le loro particolarissime tradizioni.

Pur non avendo sviluppato particolari forme di artigianato o di arte, le tribù dell’Omo perpetuano la tradizione di dipingere i propri corpi: tutte le persone di età compresa tra gli otto e i quarant’anni tingono e disegnano i capelli e il corpo (nudo per gli uomini, con i genitali coperti per le donne) con pigmenti realizzati a partire da sabbia, terra o cenere e lo decorano con elementi naturali, quali ad esempio fiori, foglie, frutti o rami di arbusti. Uomini, donne e bambini diventano così veri e propri quadri viventi, rivelando una comunione profonda con la natura, un legame armonico e indissolubile che è ormai inimmaginabile nel mondo occidentale.

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Considerate dal governo di Addis Abeba come tribù di primitivi, le popolazioni della valle vivono soprattutto dell’allevamento del bestiame. Di recente, loro sopravvivenza è minacciata dalla costruzione di una colossale diga sul fiume Omo, la Gibe III, che dovrà rifornire di acqua e di energia numerose piantagioni, sostenendo lo sviluppo agricolo del Paese africano.

La diga è un progetto fortemente voluto dal Governo etiope e la sua costruzione è stata appaltata ad una società italiana. Oramai quasi ultimata (i lavori sono iniziati nel 2006), l’opera provocherà lo sfratto e il “reinsediamento” di circa 200 mila persone.

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Quando la diga sarà a regime, infatti, le tribù dell’Omo, i cui mezzi di sopravvivenza sono legati al fiume e alle sue esondazioni annuali, saranno private della terra che abitano da secoli e dovranno rinunciare a gran parte delle loro tradizioni. Basti pensare che non potranno più spostarsi con le greggi, come hanno sempre fatto, e che, per essere ammessi nei "campi di reinsediamento" creati per loro dal Governo di Addis Abeba, dovranno liberarsi del bestiame che possiedono.

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Ciò che è peggio è che, nonostante fosse evidente sin dall’inizio che la diga avrebbe avuto un impatto enorme sulle esistenze di queste persone, nessuno ha ritenuto di doverle consultare o informare preventivamente. Ed ecco, allora, che gli scatti di Silvester ci sembrano ancora più struggenti e preziosi, mostrandoci un mondo autentico ed incontaminato che rischia di scomparire per sempre.

Lisa Vagnozzi

Photo Credits: Hans Silvester

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