carlo_petrini_coverCarlo Petrini è il fondatore di Slow Food, il movimento internazionale che sostiene il piacere legato al cibo, le cucine locali e un'agricoltura sostenibile. Il Time Magazine non molto tempo fa lo premiò con un riconoscimento che sanciva la sua persona come una di quelle emaggiormente in grado di salvare il pianeta. Per questi motivi - e per tanti altri - ogni suo scritto non può essere se non una fonte ragguardevole e importante per tutto ciò che concerne l'universo alimentare. Ultima fatica, in ordine di tempo, è il suo libro "Terra Madre - Come non farsi mangiare dal cibo".

Questo volume rappresenta innanzitutto l'inizio di un partnership tra la stessa Slow Food e la casa editrice Giunti Editore che lo ha pubblicato ufficialmente il 10 dicembre, giorno non casuale essendo sia il ventennale di Slow Food sia, soprattutto, il giorno in cui si è celebrato il Terra Madre Day.

Il libro ha un linguaggio facile, usa un vocabolario semplice che lo rende apprezzabile e interessante anche ai non addetti ai lavori o esperti del settore. Petrini ribadisce le sue teorie, già incontrare nel suo precedente lavoro "Buono, pulito e giusto", aggiornandole e analizzandole in contesti come la crisi mondiale. Inoltre, pone in essere un gravoso problema che si rivelerà il tema portante della sua opera: il modello mondiale di pensiero e sviluppo.

Questo modello, a detta dell'autore, ha completamente fallito, non essendo in grado di trovare soluzioni innovative, se non nel sistema globale stesso che ha creato. Ponderando e offrendo un ampio ventaglio di ipotesi, soluzioni e conoscenze, il fondatore di Slow Food offre un'interessante soluzione in grado di arginare un mondialismo che, se continuerà ad essere cosi frenetico e incessante, rischierà seriamente di andare a intaccare la quotidianità dell'uomo. Per Petrini la crisi deve partire dall'alimentazione.

Il cibo è stato snaturato e siamo stati capaci di farlo diventare un mero prodotto consumistico privandolo dei suoi valori principali. Lo abbiamo talmente svuotato di significcato che, allo stato attuale delle cose, lo consideriamo una merce qualsiasi, altamente insostenibile in tutte le sue fasi, dalla coltivazione all'atto del mangiare. Citando le parole contenute nel libro stesso, si capisce perfettamente da dove bisogna ripartire: "l'agricoltura e il cibo saranno la chiave per riprenderci le nostre vite".

Terra Madre vuole essere una sorta di manifesto, o meglio, un manuale per uscire da una crisi che non è affatto esclusivamente finanziaria ma anche di costume. I cittadini del mondo sono degli spreconi: "siamo 6,3 miliardi di persone sul pianeta, ma produciamo cibo per 12 miliardi di viventi e un miliardo soffre di malnutrizione" e non serve affatto essere un abile contabile o esperto di scienze matematiche per capire che in questi conti qualcosa decisamente non torna.

Questo libro vuole insegnarci, senza presunzione alcuna, che con piccoli e facili esami di coscienza forse qualcosa possiamo cambiarlo anche partendo da noi stessi. Siamo passati da una società della fame, con i nostri vecchi che aborrivano persino l'idea di buttare via le briciole rimaste sulle tavole, a una società dello spreco. Non abbiamo più valore del cibo e diamo sempre più, solo ed esclusivamente, valore al prezzo. E paradossalmente - secondo l'autore - paghiamo il cibo troppo poco e per questo sperperiamo, riempiamo il carrello all'inverosimile e facciamo divenire i nostri frigoriferi le tombe dei nostri alimenti.

Un libro utile, capace di insegnarci come non sprecare il cibo e a sensibilizzarci facendoci arrivare ad una maturazione alimentare che il più delle volte tendiamo a smarrire per strada. La deriva alla quale siamo arrivati è deprecabile essenzialmente in una sete di ricchezza e progresso che il più delle volte ci rende grottescamente schiavi di un sistema unilaterale che prende il nome di consumismo e - come scrive Petrini - "nel mondo del cibo industriale-globale quest'ideologia ha raggiunto il suo apice: siamo dei prodotti di consumo [...] usati senza mai raggiungere un vero benessere. Il cibo ci mangia, diventiamo il complemento oggetto della frase, perdiamo ogni possibilità di essere attivi."

Alessandro Ribaldi


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