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Può il turismo di massa impoverire spiritualmente un luogo naturale, rendendo necessario un processo di guarigione? È quanto sostengono le comunità indigene colombiane, che hanno ottenuto la chiusura per un mese del Parco Nazionale Tayrona, una delle principali aree protette del Paese latinoamericano, per permettere a questo spazio che considerano sacro di recuperare le forze e ritrovare l'equilibrio.

Siamo nel nord della Colombia, in una riserva naturale protetta che si affaccia sul Mare dei Caraibi: un luogo paradisiaco, sia per la ricchezza in termini di biodiversità che per la bellezza dei paesaggi. Ma per le comunità indigene, il Parco Tayrona non è solo un'attrazione deputata ad attirare un numero crescente di turisti locali e stranieri: è soprattutto un luogo di grande valore spirituale.

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Per questo, la scorsa estate ne hanno chiesto la chiusura temporanea, in modo da portare avanti un "processo di risanamento spirituale", che restituisca al Parco il giusto equilibrio e la giusta armonia, permettendo alla “Madre Terra di respirare più facilmente”. Un processo che potremmo definire di "disintossicazione", reso necessario dal gran numero di turisti che, ogni anno, visitano l'area, turbandone la tranquillità.

Le leggi colombiane riconoscono il diritto dei popoli indigeni a veder rispettata la propria identità culturale e a richiedere la protezione del proprio patrimonio “materiale e immateriale”. E, anche se nessuna delle quattro comunità indigene della regione (i Kogi, i Wiwa, gli Arhuaco e i Kankuamo) abita all’interno della riserva naturale, per tutte il Parco rappresenta uno spazio ancestrale e magico, che ha un ruolo significativo nella loro storia e nella loro cultura ed è riconosciuto come tale dal Governo colombiano sin dal 1995.

Grazie a questa base legale, la richiesta delle comunità indigene è stata accolta con favore e il Parco resterà chiuso dal 1 al 30 novembre, inaccessibile sia ai turisti che allo staff e agli operatori che normalmente vi lavorano. Solo gli indigeni potranno accedervi, in modo da compierne il risanamento.

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Le autorità che gestiscono il Parco Nazionale Tayrona hanno dichiarato che il mese di stop sarà utile anche per studiare delle misure volte alla riduzione del consumo di acqua all’interno dell’area protetta, rese sempre più necessarie dalla siccità e dalle alte temperature che stanno interessando il Paese in questo periodo dell'anno.

La chiusura, insomma, sembra mettere tutti d'accordo, anteponendo per una volta le esigenze della natura a quelle del profitto.

Lisa Vagnozzi

Photo Credits: In Colombia

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