Le meteore della Grecia: monasteri sospesi sulle rocce patrimonio Unesco

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Natura e spiritualità. È questo quello che cercavano i monaci ortodossi quando si stabilirono nella località di Meteora, nel nord della Grecia, nei pressi della cittadina di Kalambaka. Sulle sue caratteristiche colonne nel cielo, torri naturali di roccia sospese in aria, hanno realizzato i loro monasteri, a loro volta detti “meteore”, dando vita al più importante centro della chiesa ortodossa, oggi dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

“Sospesi nell’aria” (questo è il significato di Meteora in greco), questi monasteri rappresentano una realizzazione artistica unica e sono uno degli esempi più potenti della trasformazione architettonica di un sito in un luogo di ritiro, di meditazione e di preghiera. L’analisi chimica suggerisce che le torri di rocce sono nate circa 60 milioni di anni fa, emergendo dal delta di un fiume e ulteriormente trasformate dai terremoti. Si tratta, infatti, di enormi masse residue di arenarie e conglomerati, che apparvero attraverso l’erosione fluviale.

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@Alberto Loyo/Shutterstock

L’attività sismica ha aumentato il numero delle linee di faglia e ha modellato le masse informi in singole colonne di roccia a strapiombo. Eremiti e asceti probabilmente iniziarono ad insediarsi in questa straordinaria zona già nell’ XI secolo. Poi fu la volta dei monasteri. “Le Meteore forniscono un eccellente esempio dei tipi di costruzione monastica che illustrano un periodo significativo della storia, quella del XIV e XV secolo, quando gli ideali eremitici del primo cristianesimo sono stati restaurati per far posto d’onore alle comunità monastiche“, scrive l’Unesco.

Costruiti in condizioni impossibili, senza strade praticabili, le Meteore hanno resistito al logorio del tempo. Oggi, degli originari 24 centri, 6 sono ancora funzionanti e visitabili (Agios Stefanos, Agia Triada, Gran Meteora, Varlaam, Roussanou e Agios Nikolaos).

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@Borisb17/Shutterstock

Tranne uno che è rimasto in piedi, ma è disabitato, gli altri sono andati distrutti. Le strade precarie su cui gli intrepidi pellegrini si sono arrampicati per anni lungo i pinnacoli alti fino a 400 metri, con scale a pioli o con sistemi a carrucola, simboleggiano, spiega ancora l’Unesco “la fragilità di un modo di vivere tradizionale che è a rischio di estinzione“.

Fino al secolo scorso i monasteri erano raggiungibili solo in questo modo. Ora le vie di accesso sono più comode e comprendono scale in muratura o scavate nella roccia. Ma l’atmosfera che regna in questo luogo meraviglioso una volta guadagnata la vetta è sempre la stessa: intensa, mistica sacralità, immersa in una natura imperiosa.

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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