Viaggiare green: Merhba a Malta

Viaggiare green a Malta. Scendo dall'aereo e il freddo piovoso di una primavera bizzarra è lontano quanto il paesaggio che mi accoglie. È fine maggio ma qui è già estate, il Mediterraneo mi seduce con un vento tiepido e un cielo azzurro che mi ricorda il sud Italia. Non siamo poi tanto distanti, Malta è a poche decine di km dalla costa italiana e questa vicinanza non è solo geografica.

Sono partito da Milano un freddo mattino del 23 maggio per un blog tour di tre giorni in compagnia di blogger italiani, francesi, spagnoli, inglesi, tedeschi ed austriaci per un arcipelago di cui non sapevo quasi nulla. Qualche guida e la scoperta del meraviglioso fumetto di Hugo Pratt, Corto Maltese, mi avevano subito entusiasmato.

Malta è uno di quei luoghi che sonnecchiano al margine degli atlanti, all'ombra di grandi potenze e delle rotte turistiche più famose, eppure sul suo suolo si trovano tracce delle principali civiltà mediterranee, dai Fenici agli Arabi, dagli Aragonesi agli Inglesi che per questioni strategiche si stabilirono nell'isola, tra il 1814 ed il 1964, per difendere gli interessi di un impero esteso su tutto il pianeta. Vicino alla costa della Tunisia e alla Sicilia, questo arcipelago – la reppublica di Malta è costituita da tre isole principali, Malta, Comino e Gozo, più una manciata di isolotti e scogli – è stato dai tempi più remoti una zona di conquista che lo ha reso un piccolo tesoro, che si riflette soprattutto nella lingua, di origine semitica, con circa il 60% di parole provenienti dall'arabo, più influssi italiani, francesi ed inglesi. Merhba per dire "benvenuto", ma grazzi per ringraziare qualcuno.

Grande una volta e mezza l'isola d'Elba e con una popolazione di quasi 450.000 persone, Malta offre molto per il visitatore che non è qui solo per studiare inglese - i 150 anni di dominio britannico hanno fatto sì che sia la seconda lingua - o per una meeting tra manager.

Malta porto

Il suo paesaggio mediterraneo, aspro e brullo, di sassi, fichi d'India e una pietra calcarea, la globigerina, di cui sono fatti molti edifici, elementi che affascinano il turista del Nord Europa abituato al verde e all'abbondanza d'acqua, che qui scarseggia. Gli stessi Cavalieri dell'Ordine ospedaliero di S. Giovanni di Gerusalemme, Rodi e Malta, comunemente detti Cavalieri di Malta, scacciati da Cipro alla metà del '500, dall'avanzata turca, furono restii a scegliere l'isola per la sua penuria idrica. Oggi provvedono al fabbisogno umano e agricolo 4 desalinizzatori e il riciclo dell'acqua piovana, nonostante i mutamenti climatici che possono riversare sull'isola precipitazioni eccezionali, cui le fognature non sono abituate.

bernardo de opu

1.200.000 di turisti l'anno concentrati soprattutto in agosto possono rappresentare un pericolo per la sostenibilità idrica dell'arcipelago ma stanno sicuramente dando un forte impulso all'economia maltese, permettendo di preservare dei piccoli gioielli come le saline di Xwejni, si dice realizzate da un orologiaio siciliano nella prima metà del '700, dove il sale viene ancora raccolto a mano o sostenendo indirettamente i vari enti come il Nature Trust Malta che si battono per difendere il patrimonio naturale, costituito da 374 specie censite di volatili che nelle loro migrazioni passano di qui o le specie marine che specialmente in autunno, quando il mare è ancora caldo e il numero di turisti è minore, richiamano divers da tutta Europa.

malta mare

Il mare è infatti una delle ricchezze di Malta. Tonalità di azzurro, blu e verde che si possono ammirare già nei porti ma che danno il meglio di sé nella Blue Lagoon della piccola Comino, una baia protetta dal mare dove il blu delle acque fa da contrasto ad un paesaggio arido, quello della gariga, la bassa vegetazione di cespugli, cardi e piante aromatiche tipica dei luogi subdesertici. La tentazione di immergersi e contemplare il cielo quasi della stessa tonalità del mare è presto abbandonata dall'immersione di un piede, 18 gradi o forse meno, meglio aspettare l'autunno, quando non ci saranno tanti turisti e comunque farà ancora caldo.

gozo

Mi prenderò la mia rivincita in una piccola baia di Gozo, poco distante dalla famosa Azure Window, dove l'acqua è più tiepida. Quest'isola è anche chiamata la campagna di Malta perché da qui provenivano i prodotti agricoli destinati al consumo locale. Meta vacanziera degli abitanti di Malta è da alcuni anni terra di vitigni che grazie all'esperienza di enologi italiani riescono a dare buoni risultati, anche per il palato di uno come me che viene dal Friuli Venezia Giulia. La coltivazione della vite, di origine antica, è stata rivalutata negli ultimi anni ed è ora una delle tre coltivazioni strategiche dell'isola.

gozo agricoltura

La vite, simbolo delle culture Mediterranee, rivela che Malta ha potuto sfruttare al meglio la sua vicinanza al mondo arabo e alla Sicilia. Sulle sue tavole si trovano piatti che ricordano il Sud Italia e il Nord Africa, come i gbejnet i tipici formaggini di capra o i kannoli. Il buon gustaio non potrà comunque lasciarsi sfuggire una ftira, una focaccia ripiena di formaggio di capra o pomodori e i pastizzi, degli involtini di pasta sfoglia ripieni di piselli o formaggio fresco che sono lo snack principale dei maltesi, quando si incontrano la domenica mattina nelle decine di club, simpatici locali dove provano le band che suonano durante le processioni religiose e nelle fesste di quartiere.

porto valletta

La tradizione cattolica, rafforzata dal dominio secolare dei Cavalieri di Malta, convive con le nuove tendenze della globalizzazione che hanno aperto l'isola alle contaminazioni europee. Se Malta appare come molte realtà insulari uno spazio piuttosto isolato dal mondo, alcuni progetti locali ed europei le stanno dando un respiro più ampio. Il SIBIT ( Soustainable Interregional Bike Tourism) ad esempio ha creato una rete di turismo centrato sull'uso della bicicletta tra Malta e la Sicilia, che in questo modo da ancora il suo contributo all'arcipelago matese, come ha fatto per secoli, ma in una chiave più ecologica. Un altro evento interessante, iniziato poco dopo essere ripartito per l'Italia, è l'Earth Garden un festival di tre giorni, giunto alla sesta edizione, dedicato all'ambiente e celebrato con concerti, spettacoli ed esibizioni.

Tre giorni sono stati troppo brevi e come un marinaio di passaggio ho cercato di cogliere quello che ho potuto, raccogliendo brandelli di una lingua rara, frammenti di campagna e scorci di scogliere o spiagge, lambite da un mare limpido e azzurro, pizzichi di cibo saporito e familiare.

Ho gettato uno sguardo fugace su stradine deserte che paiono immutate dai tempi dei primi Cavalieri, su piazze silenziose che ricordano il dolce oziare di ogni anfratto del Meditterraneo, dove il cemento è raro e la pietra calcarea suggerisce i colori del vicino deserto.

ombrelli

Ho colto solo il leggero sentore di quell'aura di magia che dicono permeare l'isola, quell'energia misteriosa che emanano i templi preistorici o che fece scegliere ai Fenici di costruire un loro sito dove adesso sorge la vecchia capitale, Mdina.

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Come ultima immagine, quella di un luzzu, tipica imbarcazione maltese, con dipinti a prua gli occhi di Osiride per proteggere i marinai. Ho scelto un'umile barca perché è uno dei simboli del Mediterraneo. Colorate e dai nomi che sanno delle decine di lingue che si parlano e si mescolano in questo mare, le barche richiamano la volontà dell'uomo di andare oltre, di aprirsi a ciò che è sconosciuto ma ricordano anche la cautela con cui dobbiamo approcciarci agli elementi della Natura.

Mi auguro di cuore che Malta riesca ad essere come uno di questi pescherecci, di accogliere la sfida di attraversare i secoli, preservando la sua bellezza e non infrangersi sugli scogli di un mondo distratto, pervaso da un consumo frenetico e inconsapevole.

Luca Vivian

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