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Vi ricordate la malga vegetariana che si trova in Trentino Alto Adige? Purtroppo rischia la chiusura, si è attivata per questo una petizione online per cercare di salvarla.

Monte San Pietro, nella frazione di Nova Ponente, è la prima malga del Trentino dove si servono esclusivamente piatti vegani e vegatariani, un luogo che si trova tra prati, ruscelli e boschi dove ci si prende cura di animali (d’estate liberi al pascolo si possono ammirare numerosi bovini) e ambiente promuovendo un menù prevalentemente vegetale (consentiti però formaggi e uova) nonostante nei dintorni è tipico offrire speck, prodotto d’eccellenza della regione.

Non solo si possono ordinare piatti vegani e vegetariani tra cui gulasch di verdure, polenta e funghi, canederli alle erbe e sciroppi fatti in casa ma sono vietate anche bevande zuccherate e industriali, segno di un’attenzione più globale alla salute e alla sana alimentazione.

Una scelta coraggiosa dunque quella del gestore, Alexander Bisan, che fino ad oggi ha voluto proporre qualcosa di alternativo alla carne continuando comunque a valorizzare i prodotti locali a km 0 (molte delle pietanze sono cucinate con ciò che si raccoglie nei vicini boschi). Non solo cibo ma anche attività culturali, la malga San Pietro propone, infatti, attività didattiche per i bambini e iniziative di vario genere tra cui seminari sui rimedi naturali e corsi per conoscere meglio la natura circostante.

Sicuramente un posto speciale che però ora è seriamente a rischio. La gestione della malga, infatti, è stata messa in gara dalla frazione Monte San Pietro del Comune di Nova Ponente e passerà in mano ad altri. Per questa situazione si è creata già una rete di solidarietà che ha visto nascere una petizione “Rette die Petersberger Leger Alm” la quale, grazie alla piattaforma Change.org, ha già raccolto migliaia di firme.

La malga infatti è molto cara non solo ai turisti che trascorrono le vacanze nella zona, o che si recano appositamente lì in quanto vegetariani e vegani (e questa è l’unica soluzione locale sicura per poter mangiare tra i boschi), ma anche dai trentini stessi. Inizialmente, infatti, la malga e il gestore erano visti un po’ come qualcosa di troppo insolito ma poi Alexander si è distinto per quello che realmente è, una persona particolarmente rispettosa dell’ambiente e degli animali e così la comunità ha iniziato anche a frequentare la malga.

La petizione attualmente attiva chiede dunque di salvare l’attuale gestione in extremis. A noi non costa nulla provare a fare qualcosa di concreto per questa malga, unica nel suo genere in Trentino. Aiutiamo dunque Alexander Bisan a continuare a gestirla al meglio firmando QUI.

Se invece volete conoscere più da vicino la malga, date un’occhiata al suo sito

Leggete anche la nostra intervista ad Alexander Bisan:

Francesca Biagioli

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