10 meraviglie naturali da vedere prima che scompaiano

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Riscaldamento globale, espansione urbanistica, industrializzazione e altre attività umane stanno avendo effetti profondi sull’ambiente, modificandolo e, in alcuni casi, compromettendone ecosistemi ed equilibri, fino a minacciare la sopravvivenza di autentici paradisi naturali. Basti pensare che, se non ci sarà un’inversione di tendenza, entro il 2030 potremmo dover dire addio alla grande barriera corallina e, nei decenni successivi, ai grandi ghiacciai alpini e alle distese ghiacciate del Polo Nord.

Proprio a partire dalla prossimità di queste “scadenze”, il sito Budget Travel ha pensato di stilare una lista delle 10 meraviglie naturali da visitare prima che sia troppo tardi. Il turismo, però, può rivelarsi un’arma a doppio taglio per delle aree naturali già a rischio: se è di certo una fonte preziosa di risorse economiche per garantire la tutela degli ecosistemi, d’altro canto, incrementando presenza e attività umane, può determinare un netto peggioramento della situazione (a tal proposito vi consigliamo di leggere i 15 luoghi rovinati dal turismo di massa) Per questo Budget Travel propone anche dei consigli per fare turismo in modo ecosostenibile e responsabile, assaporando la bellezza dei paesaggi, della flora e della fauna senza arrecare danni.

Ecco quindi la lista delle10 meraviglie naturali da vedere prima che scompaiano:

1. La barriera corallina del Belize

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Con una lunghezza complessiva di 300 km, la barriera corallina del Belize, nel Mar dei Caraibi, è seconda solo alla grande barriera corallina australiana. Inserita nel 1996 nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, la Belize Barrier Reef ospita una grandissima varietà di specie animali e vegetali, presentando unecosistema ricchissimo e offrendo riparo ad animali rarissimi o in via di estinzione, come tartarughe marine e lamantini.

Le maggiori minacce alla sopravvivenza della barriera corallina del Belize sono rappresentate dagli uragani, dal riscaldamento delle acque oceaniche, dall’inquinamento legato alle attività umane e dal turismo massiccio, che comporta un’invasione continua di navi da crociera. Si stima che, a partire dal 1998, la somma di questi agenti abbia portato alla distruzione del 40% della barriera corallina: per questo, nel 2009 l’UNESCO ha inserito il sito nella triste lista dei Patrimoni dell’umanità in pericolo.

2. Il bacino del fiume Congo

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Dopo quello del Rio delle Amazzoni, il bacino del Congo, con la sua foresta tropicale estesa su 6 Paesi, è il più grande bacino fluviale al mondo: una preziosissima fonte di ossigeno e di biodiversità per la Terra, nonché di cibo, risorse minerarie ed erbe medicinali per le popolazioni locali.

Ciò nonostante, il ricco ecosistema del bacino del Congo è costantemente minacciato da disboscamenti illegali collegati sia al commercio del legno che adattività agricole e di allevamento, dallo sfruttamento indiscriminato delle risorse minerarie e, in alcune zone segnate da guerre e conflitti, dal fenomeno della guerriglia.

3. Il Mar Morto

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Il Mar Morto si trova nella depressione più profonda della superficie terrestre, tra Israele, Cisgiordania e Giordania. È un lago chiuso in cui si immettono il fiume Giordano e altri corsi d’acqua ed è caratterizzato da una salinità di 10 volte superiore a quella marina. La densità delle sue acque è tale da far galleggiare gli eventuali bagnanti e l’elevata salinità non permette la vita di nessun organismo vivente, ad eccezione dei batteri.

L’esistenza del Mar Morto è minacciata dall’abbassamento costante del livello delle acque, dovuto alla forte evaporazione, non compensata dall’apporto di acque da parte del fiume Giordano (il cui corso è stato deviato a scopi agricoli) e degli altri corsi d’acqua. A complicare il quadro si aggiungono le numerose attività industriali collegate all’estrazione di minerali.

Una delle soluzione proposte per frenare il prosciugamento del Mar Morto è la costruzione di un canale di collegamento di alcune centinaia di chilometri tra il bacino e il Mar Rosso: il piano prevede la produzione di energia elettrica e un impianto di desalinizzazione per rifornire di acqua la città di Amman, ma è criticato da più parti sia per l’elevato impatto ambientale che per l’alta sismicità della regione.

4. Le Everglades (Florida, USA)

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Le Everglades sono una regione paludosa subtropicale situata a sud della Florida, che ospita una grande varietà di specie vegetali (pini, cipressi, mangrovie…) e animali, in cui convivono coccodrilli e alligatori e in cui ha il proprio habitat la pantera della Florida, una rarissima specie di puma.

Le maggiori minacce alla sopravvivenza delle Everglades sono rappresentate dall’inquinamento industriale, dallo sviluppo smisurato delle aree abitate circostanti e da specie alloctone particolarmente invasive, la cui presenza produce alterazioni nell’ecosistema: per prosciugare le paludi e trasformarle in terreni agricoli, ad esempio, negli anni sono state sparsi nell’area semi di malaleuca, una pianta infestante particolarmente “assetata”; alla malaleuca si aggiungono il pepe brasiliano e il giacinto acquatico. Un’altra specie non autoctona che sta alterando gli equilibri e la catena alimentare dell’area è rappresentata dal pitone birmano.

5. Il Madagascar

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Il Madagascar è un’isola dell’Oceano Indiano caratterizzata da un’enorme ricchezza di flora e di fauna (tra cui diverse specie di lemuri), grazie anche a lunghi secoli di isolamento.

Oggi la minaccia maggiore per la sopravvivenza delle foreste del Madagascar - che di questo passo rischiano di scomparire entro i prossimi 40 anni - è rappresentata proprio dalle attività umane, in particolare da incendi e disboscamenti mirati a ricavare terreni agricoli e dalla caccia di frodo, che stanno mettendo a dura prova gli ecosistemi locali.

6. Le Maldive

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Famose soprattutto per le acque limpide, le barriere coralline e le spiagge paradisiache, le Maldive sono anche un importante serbatoio di biodiversità e ospitano numerosissime e coloratissime specie di pesci.

Tuttavia, a causa del riscaldamento globale e dell’innalzamento del livello dei mari - cresciuto, nell’ultimo secolo, di circa 20 cm -, le isole dell’arcipelago - la cui altezza sul livello dell’oceano è, in media, di 1,5 metri - rischiano di venire progressivamente sommerse.

7. I Poli

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I Poli, con le loro suggestive montagne di ghiaccio e con la presenza di specie animali rarissime, quali ad esempio pinguini, orsi polari e balene, costituiscono un habitat naturale unico, insostituibile e dai delicatissimi equilibri.

La sopravvivenza degli ecosistemi polari è infatti pesantemente minacciata dal riscaldamento globale e dal conseguente e progressivo scioglimento dei ghiacci, che rischia di portare alla scomparsa di numerosissime specie animali.

8. Il Parco Nazionale di Ranthambore (Rajasthan, India)

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Il Parco di Ranthambore è conosciuto soprattutto per l’ampia presenza di tigri, che ne rappresentano una delle ragioni di esistenza (la riserva fu istituita nel 1973 dal governo indiano nell’ambito del cosiddetto “Progetto Tigre”), nonché la principale attrattiva turistica e naturalistica. D’altra parte, più della metà delle tigri attualmente esistenti vive in India.

Tuttavia, anche all’interno del parco la popolazione felina è decresciuta notevolmente nel corso degli ultimi anni (nel 2005 si stimava la presenza di 26 esemplari, contro i 44 del 1982), soprattutto per via del bracconaggio, una pratica illegale ma difficile da estirpare.

9. La foresta pluviale di Tahuamanú

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La foresta pluviale di Tahuamanù, nella regione di Madre de Dios del Perù, è uno scrigno di biodiversità, con specie rare quali l’armadillo gigante, il giaguaro, la lontra gigante e diverse e coloratissime varietà di uccelli e pappagalli.

Paradossalmente, la sopravvivenza della foresta di Tahuamanù è minacciata dalla sua stessa ricchezza: le sue immense distese di mogano fanno gola sul mercato internazionale del legno (l’80% viene venduto negli Stati Uniti per realizzare arredi costosi e pregiati) e sono da anni oggetto di disboscamenti indiscriminati che stanno alterando interi ecosistemi e danneggiando le tribù indigene che da sempre abitano l’area.

Alla deforestazione selvaggia si aggiunge l’inquinamento di aria e acque dovuto all’uso del mercurio per estrarre l’oro dal limo dei fiumi della zona: l’estrazione dell’oro rappresenta infatti la principale risorsa industriale della regione di Madre de Dios.

10. Il bacino del fiume Azzurro o Yangtze

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Terzo fiume al mondo per lunghezza, dopo il Nilo e il Rio delle Amazzoni, il bacino del fiume Azzurro ospita una varietà di specie vegetali e animali, tra cui ilpanda gigante e il lipote (detto anche delfino dello Yangtze), dichiarato estinto nel 2006 ma riavvistato nel 2007.

Il fiume Azzurro, navigabile per ampi tratti e dalle rive fertili, è da sempre centrale per lo sviluppo economico cinese: la massiccia industrializzazione e il continuo transito di navi ne hanno fatto uno dei fiumi più inquinati al mondo, mentre il robusto sviluppo agricoloha determinato la scomparsa della maggior parte delle foreste che lo costeggiavano.

Ulteriori stravolgimenti sono stati provocati negli ultimi anni dalla costruzione della diga delle Tre Gole, inaugurata nel 2006 ma non ancora a pieno regime. La diga è un complesso di proporzioni monumentali la cui realizzazione ha comportato la scomparsa di centri abitati, siti archeologici ed aree naturali, determinando il trasferimento di milioni di abitanti in altre zone del Paese, stravolgendo gli ecosistemi e provocando la sparizione di numerose specie animali e vegetali.

Lisa Vagnozzi