In Cina città e siti turistici presi d’assalto nel week end per il festival di Qingming. Ma è troppo, troppo presto

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I siti turistici cinesi  sono stati presi d’assalto negli ultimi giorni. Complice l’arrivo della primavera e il calo dei numeri dei contagiati, i cittadini hanno anche affollato alcune delle principali città durante il fine settimana.

I cinesi sembrano aver dimenticato in pochi giorni le pesanti restrizioni imposte per contrastare la diffusione del coronavirus. Anche se ormai il paese si sta lentamente riprendendo, le autorità sanitarie hanno avvertito che è presto per abbassare la guardia e che il rischio rappresentato dalla pandemia di coronavirus è tutt’altro che lontano.

Eppure, forse per la stanchezza legata alla reclusione o forse per la ritrovata libertà, i cinesi hanno approfittato del fine settimana per tornare a viaggiare. A Shanghai, il famoso lungomare del Bund è stato preso d’assalto da turisti e cittadini usciti per fare acquisti. L’immagine delle strade affollate stride con quella di qualche settimana fa, quando le vie di Shanghai erano deserte. Anche i ristoranti hanno riaperto le cucine e le sale, accogliendo i loro ospiti. Addirittura alcuni hanno dovuto gestire l’afflusso con le prenotazioni viste le numerose richieste.

È accaduto lo stesso anche Pechino, i parchi e gli spazi aperti della città sono stati presi d’assalto fin dalle prime ore del mattino. La scorsa settimana, il numero di persone che hanno viaggiato in tour di gruppo è aumentato di oltre il 366% e le vendite di biglietti per luoghi panoramici sono aumentate del 114% secondo un rapporto pubblicato dal fornitore di servizi di viaggio online Ctrip.

I dati mostrano che fino ad ora il numero di prenotazioni di pacchetti turistici a breve distanza ad aprile è stato tre volte superiore a quello di marzo, principalmente durante il Festival di Qingming, che si sta svolgendo in questi giorni, e nei fine settimana.

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Il ritorno all’apparente normalità arriva più di tre mesi dopo che il virus fu scoperto per la prima volta a Wuhan. L’epidemia, che da allora si è diffusa in tutto il mondo infettando più di un milione di persone, ha bloccato totalmente la Cina nel tentativo di contenere le trasmissioni. All’apice dei contagi, i nuovi positivi ogni giorno erano migliaia. Lunedì scorso invece erano 39, tutti importati ossia provenienti dall’estero, tranne uno. Ad oggi, la Cina ha registrato 82.641 casi e 3.335 morti.

La situazione sembra dunque essere decisamente migliore rispetto alle passate settimane ma se da una parte il governo sta lentamente allentando le restrizioni, dall’altra gli esperti sanitari cinesi invitano i cittadini alla cautela.

Zeng Guang, capo epidemiologo del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha detto giovedì a Health Times che la Cina non ha ancora visto la fine dell’epidemia:

“La Cina non è vicina alla fine, ma è entrata in una nuova fase. Con l’epidemia globale in atto, la Cina non ha raggiunto la fine”.

Le industrie manifatturiere e di servizi del paese sono state riavviate visto che il crollo dell’attività ha colpito gravemente l’economia del paese.

Ma il People’s Daily, il giornale ufficiale del Partito Comunista al potere, ha emesso un severo rimprovero sui social media chiedendo ai turisti di non radunarsi. In un commento pubblicato sul sito web del giornale, un opinionista ha affermato che non è il momento di smettere di essere “vigili”.

“Se ci sono portatori asintomatici presenti durante le riunioni su larga scala, le conseguenze sarebbero gravi”, ha detto l’articolo.

A destare scalpore in particolare sono state le immagini del parco montano di Huangshan nella provincia di Anhui, che sabato 4 aprile hanno mostrato migliaia di persone ammassate insieme, desiderose di vivere i grandi spazi aperti dopo mesi di restrizioni. La fretta di entrare nella famosa località turistica è stata tanta che alle 7.48 le autorità sono state costrette a chiudere gli accessi perché il parco aveva raggiunto la massima capacità giornaliera di 20.000 persone.

Si teme la terza ondata di contagi a Hong Kong dalla Cina

Le preoccupazioni sul fatto che la Cina stia allentando troppo presto le restrizioni hanno portato gli esperti e le autorità della regione autonoma di Hong Kong ad avvertire della possibilità di una “terza ondata” di infezioni nella città.

Parlando con i giornalisti locali domenica, l’epidemiologo di Hong Kong Yuen Kwok-yung ha spiegato che potrebbe esserci una “nuova ondata” di casi nella Cina continentale, a causa delle infezioni importate dall’Europa e dagli Stati Uniti.

“L’epidemia è ancora grave nella società. Ciò che mi preoccupa di più sono i test inadeguati su pazienti con sintomi lievi, che ci impediscono di interrompere la catena di trasmissione “, ha detto.

Abbassare la guardia troppo presto potrebbe innescare nuovi focolai e il resto della storia, purtroppo, sarebbe tristemente noto.

Fonti di riferimento: People’s Daily, CNN, Global Times

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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