Allarme Dengue: a Tokyo chiuso il Parco dei Ciliegi

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Casi di febbre Dengue a Tokyo. È per questo motivo che le autorità metropolitane della capitale giapponese hanno chiuso al pubblico buona parte del parco Yoyogi, il popolare Parco dei Ciliegi. Qui, infatti, sarebbe stato individuato il focolaio e sarebbero già state catturate molte zanzare infettate dal virus responsabile della cosiddetta “febbre spaccaossa”.

Lo Yoyogi Park è un mega parco urbano situato al centro della metropoli nipponica, che fu già colpita dalla prima epidemia di Dengue dopo 70 anni dall’eradicazione della malattia tropicale. L’ultimo focolaio risaliva infatti al 1945.

Finora la febbre di origine virale (che ogni anno interessa circa 50 milioni di persone nel mondo) ha colpito 56 persone provenienti da 12 prefetture diverse e che avevano frequentato lo Yoyogi nelle ultime settimane.

Le autorità governative hanno così sistemato speciali trappole in 10 zone del maxi-giardino e le zanzare imprigionate sono state analizzate dal Tokyo Metropolitan Institute, dove gli esperti hanno trovato il virus della Dengue nella maggior parte degli insetti. La causa di questa autentica infestazione sarebbe da ricercarsi nell’eccezionale umidità di questa estate che avrebbe creato l’ambiente adatto alla proliferazione della zanzara del genere Aedes, la specie che può trasmettere la Dengue.

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Divieto assoluto quindi di andare a fare due passi nel parco. Anche l’ambasciata italiana invita a “non visitare il parco“, in parte accessibile, “in attesa che la questione rientri nella normalità“.

I cambiamenti climatici – L’infezione colpisce soprattutto nel Sudest asiatico e nell’Ovest Pacifico. Quindi qui in Europa siamo tranquilli? Non proprio, e la causa dobbiamo ancora una volta ricercarla nei cambiamenti climatici.
Nelle scorse settimane, infatti, uno studio dell’Università inglese di East Anglia-Uea e pubblicato su Bmc Public Health, ha lanciato un allarme sul pericolo che, se non si porrà una soluzione ai cambiamenti climatici, la Dengue potrà diffondersi anche in Europa entro cinquant’anni. Il rischio maggiore, secondo Paul Hunter, riguarderà le zone con un clima temperato-umido, per cui quelle “costiere di Mediterraneo e Adriatico e la parte nord-orientale dell’Italia, in particolare la Pianura Padana“.

Germana Carillo

Foto: flickr.com e globerove.com

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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