gente orissa

Orissa. Di lei se ne parla sempre ma in pochi hanno l'onore e il coraggio di incontrarla. Di lei spesso si narrano vicende di alluvioni, guerriglie maoiste e diritti rivendicati. Di lei spesso si dimentica che ha la voce e il nome di una donna, la forza dell'eco delle foreste e che spesso grida contro il silenzio che da troppi anni le viene imposto, e se non bastasse, che dietro a quel grido si nasconde una moltitudine di gente normale, tutta unita con le braccia al cielo.

È lo stato dell'Orissa, che si affaccia sul mare, a sud delle tigri del Bengala, di spalle alle terre dei maharaja e a una delle meraviglie del mondo. La tradizione vuole che in piena estate si scatenino le code monsoniche, che l'acqua ricolmi i fiumi e raggiunga anche i villaggi lontani dell'entroterra. Così mi ha accolto la bella signora con lo sguardo da bambina, tra le sue piogge e le bellezze nascoste, proteggendomi sotto la sua gonna.

Muoversi per le strade dell'Orissa non è sempre facile, soprattutto se l'idea è quella di non utilizzare mezzi di trasporto che riversano gas e benzina nelle vie già affollate ma di farsi carico di una bicicletta senza marce comprata da un rivenditore del luogo.

bicicletta

La frenesia delle grandi città si ritrova nella sua capitale, Bhubaneswar, piena di alberghi a poco prezzo, strade sterrate, motoveicoli e tuk tuk che si superano in piena sicurezza lasciando pochi centimetri uno dall'altro. Mi parlano degli eco-camp, piccole strutture familiari gestite da locali, così decido di andarne alla ricerca per alloggiare la notte.

Bhubaneswar è la città dei templi dominata dal colore rossiccio delle pietre, sacra e delicata nei suoi movimenti, con la storia scolpita sulle facciate e nelle strade senza nome. Mi aggiungo così alla corsa dei mezzi a due ruote e bastano pochi chilometri dal centro per iniziare a sentire nell'aria l'odore del miglio e della canna da zucchero a cui i contadini dedicano giornate intere, tra i campi e le capanne dei villaggi.

Le etnie dravidiche che abitano l'Orissa con le loro tradizioni ti catapultano in terre senza tempo. L'intera atmosfera assume un non so che di surreale quando invece ciò che vedi è la diversità di una realtà che non ti è mai capitato di osservare.

Le donne sfidano l'attacco delle tigri tatuandosi sul volto baffi da felino, indossano abiti colorati lasciando pancia e gambe scoperte. Orecchini e collane di grandi dimensioni adornano il resto del corpo, quasi volessero abbracciarle. Ogni giorno, attraversando interi villaggi, vanno al mercato per vendere e comprare i prodotti della terra. Decido di fermarmi. Ho bisogno di capirle, di immergermi. Chiedo nuovamente informazioni sull'eco-camp più vicino, ma loro mi portano alle porte di un'associazione locale che promuove progetti all'interno delle comunità locali. Dormo da loro, spiego le motivazioni del mio viaggio e vengo accolta a braccia aperte. Cerco di rendermi utile, mi propongo come volontaria e scopro che più che contribuire, torno a scuola.

donna con bambino

Accompagnare le donne nella loro quotidianità significa imparare a leggere la natura. Ci sono piante che al solo toccarle si ritraggono come una mano che si stringe. Loro le trattano con la delicatezza che la madre terra si merita. Il sole filtra tra gli alberi mentre ci avviciniamo al mercato e le voci si fanno sempre più intense. Tra i tappeti stesi e l'odore delle spezie, conosco Yokka, una guida locale che diventerà ben presto il mio compagno di viaggio. All'improvviso mi spinge tra una moltitudine di persone e mi ritrovo in prima fila per osservare ciò che stava accadendo. Scopro così che in alcune etnie Kondh, i signori delle montagne scendono per rapire l'amata e futura sposa, la trattengono per sette giorni presso la casa della famiglia dell'uomo, la quale se ne prende cura e cerca di convincerla delle positive virtù del futuro compagno. Lei può accettare o rifiutarsi. Se rifiuta, difficilmente verrà richiesta in sposa. Se accetta, alla sua famiglia viene fatta una generosa offerta e si celebrano le nozze.

contadino con il sigaro

La macchina fotografica non scatta, anch'essa rimane ipnotizzata dalla situazione. Guardo in silenzio. Yokka si prende gioco di me, ma non fa domande. Rimango qualche giorno, non mi sembra mai abbastanza.

Allontanarsi da questi villaggi non è facile. Lo sguardo delle donne è affascinante più delle bellezze architettoniche della costa o del Tempio del Sole. Lo sguardo delle donne è così intenso che anche se solo per pochi istanti è in grado di trattenere il tuo respiro.

sguardo donna

Su quel treno, con la bicicletta alla mano, ho continuato ad osservare la magia di quei luoghi, mi sono tolta il cappello, l'ho rivolto a lei, alla signora, inchinandomi per salutarla, con la promessa che presto sarei tornata.

Valeria Tosi

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