Gli hotel di lusso abbandonano pelle, lana e seta per attirare i viaggiatori vegani

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La prima stanza vegana è stata aperta a Londra nel 2019 ma oggi il settore mondiale del luxury travel sta cambiando per cercare di attrarre una nuova fetta di mercato quella degli degli esigenti e attenti eco-turisti assicurando loro soggiorni in linea con i dettami della salvaguardia ambientale

Lenzuola in lino vegano, cuscini morbidi, ma senza piume al loro interno, piumoni eco-sotenibili, prodotti per il bagno cruelty free e minibar adeguati alle esigenze di un tipo di viaggiatore che spesso è stato etichettato come eccessivamente esigente.

Complice il cambio di mentalità per molti dovuto alle restrizioni da Covid, che hanno determinato l’esigenza di un viaggio più consapevole, ma anche una crescente coscienza ambientalista, anche il mondo dell’hôtellerie di lusso sta aprendo le porte al viaggiatore vegano. Si tratta di una precisa strategia di marketing più che rinnovata etica, ma sicuramente è un trend sempre più in crescita.

In principio fu Londra, ora le possibilità aumentano

Nel 2019 a Londra ha aperto la prima suite d’albergo di lusso completamente vegana, quasi un esperimento per capire se questa era una fetta di mercato interessata anche a soggiorni dagli standard particolarmente elevati. La pandemia non ha fatto altro che dare il là a una necessità che sempre più persone hanno maturato: concedersi un soggiorno in un posto piacevole e poter usufruire al contempo di una struttura anche a 5 stelle, attenta alle esigenze del cliente e dell’ambiente. Esempi di super hotel di questa tipologia si possono oramai trovare nei posti più disparati, dalla Tailandia al Messico, passando per gli Emirati Arabi.

Sostenibilità è il trend da non sottovalutare

Molte strutture riescono a far convivere due tipologie di turisti e due filosofie di vita che spesso sono state contrapposte. Un nuovo modello di inclusione e di capacità imprenditoriale attenta anche ai trend dopo quasi due anni di difficoltà a vario livello nei diversi ambiti del settore. Di certo una struttura che evita gli sprechi, promuove il cibo bio di zona, si avvicina alla sostenibilità nei materiali oltre che a quella energetica è apprezzata da un qualsiasi viaggiatore green e eticamente attento che non sottovaluta la questione greenwash quando spessi si accostano le parole lusso con ambiente.

Sulle tracce del veganesimo

Le prime tracce del termine risalgono al 1943 quando Donald Watson usò il termine vegan in un discorso alla londinese Vegetarian Society. L’anno successivo avviò la pubblicazione di The Vegan News, – Rivista trimestrale dei vegetariani non caseari. Da allora quello che era percepito come un movimento è diventata una vera propria filosofia di vita che passa per un’alimentazione meno impattante per il pianeta e arriva, oggi con evidente forza, anche in un settore come l’accoglienza alberghiera di lusso.

Vegan, in crescita anche in Italia

I numeri parlano chiaro. Solo negli Stati Uniti, dal 2004 al 2019 sono 9,7 milioni di americani vegani. In Inghilterra, con una particolare accelerazione negli ultimi due anni, le abitudini alimentari sono cambiate e il mercato si adatta velocemente. Anche in Italia le stime sono al rialzo: secondo le rilevazioni contenute nel Rapporto Italia di Eurispes, il numero dei vegani nel 2017 era al 3% mentre oggi sale all’8,2%. L’apertura anche di strutture extralusso a questo mercato in espansione era, forse, solo questione di tempo.

Resta da capire quanto il vero consumatore vegano sia attratto da questo tipo di viaggi, non sempre molto “conscientious” e sicuramente affatto slow.

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Fonti: Rapporto Italia 2021 Eurispes; Vegan Society; Ipsos

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Laureata in lettere moderne con la passione per il digitale. Giornalista professionista dal 2010: curiosa e fantasista della comunicazione, dalla tv al web.

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