Cop26, seconda bozza: si gioca al ribasso e con le parole per ammorbidire gli impegni

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Seconda bozza di testo per la Cop26: l'eliminazione graduale del carbone rimane in vigore, ma sembra che il linguaggio sia debole.

Seconda bozza di testo per la Cop26: l’eliminazione graduale del carbone rimane in vigore, ma sembra che il linguaggio sia “softened”, dicono gli inglesi. Indebolito, diciamo noi. I negoziatori di Glasgow stanno lavorando per raggiungere un accordo mentre la conferenza entra nel suo ultimo giorno

Arriva la seconda bozza dell’accordo finale della Conferenza delle Nazioni Unite sul clima, che dovrebbe essere loro consegnata durante la notte. Rispetto alla prima, pare ci sia un indebolimento generale, ma non è ancora tutto perso. Per la prima volta, infatti, compare in maniera esplicita la parola “metano”. Vediamo i punti principali.

Una caratteristica fondamentale del testo è un appello ad “accelerare l’eliminazione graduale del carbone e dei sussidi per i combustibili fossili”.

È la prima volta che l’eliminazione graduale dei combustibili fossili è stata inclusa come intenzione dichiarata in un accordo COP, ma non ci si aspettava che sopravvivesse alla riformulazione, con i principali Paesi produttori di petrolio che avevano espresso la loro tempestiva opposizione.

Il testo, inoltre, ribadisce l’obiettivo dello storico accordo di Parigi del 2015 in quanto “riafferma l’obiettivo globale a lungo termine di mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2C rispetto ai livelli preindustriali e di proseguire gli sforzi per limitare l’aumento della temperatura a 1,5C”.

Ma quali sono i punti salienti della seconda bozza di accordo?

  • compare, in maniera esplicita, la parola “metano”
  • 1.5 gradi: rimane la formula del ‘spingere verso’
  • la menzione dell’eliminazione graduale dei combustibili fossili e del carbone è ancora nel testo, sebbene indebolita
  • rimane il target del -45% al 2030 rispetto al 2010, e si aggiunge “profonda riduzione anche di altri gas serra oltre alla CO2
  • rimane il riferimento al phasing out dal carbone, ma solo a quello “unabated”, cioè non accompagnato da sistemi di riduzione delle emissioni
  • si aggiunge il riferimento a transizione verso fonti a basse emissioni
  • la formulazione sui combustibili fossili risulta secondo gli esperti troppo debole. Per il Center for Biological Diversity, il linguaggio sui combustibili fossili è “molto più debole”
  • il paragrafo 44, sui finanziamenti per il clima ai paesi Poveri, sembra essere stato rafforzato
  • si riconoscono con maggiore evidenza le richieste delle popolazioni indigene con un nuovo paragrafo. Il “62 riconosce l’importante ruolo delle parti interessate a livello locale, nazionale e regionale, comprese le popolazioni indigene e le comunità locali, per evitare, ridurre al minimo e affrontare perdite e danni associati agli effetti negativi dei cambiamenti climatici
  • rimane lo scontro sugli obblighi stringenti con l’aggiunta della frase “tenendo conto delle diverse circostanze nazionali” nel paragrafo 29 che ora recita: “Richiama gli articoli 3 e 4, paragrafi 3, 4, 5 e 11, dell’accordo di Parigi e chiede alle parti di rivedere e rafforzare gli obiettivi 2030 nei loro contributi determinati a livello nazionale, se necessario per allinearsi all’obiettivo di temperatura dell’accordo di Parigi entro la fine del 2022, tenendo conto delle diverse circostanze nazionali”. Si tratta di una uscita di sicurezza circa la presentazione annuale degli NCD per molte nazioni

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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