Non solo biossido di titanio, le nanoparticelle di cui sono pieni i prodotti del supermercato

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Le nanoparticelle vengono utilizzate come additivi alimentari in diversi prodotti, con effetti in alcuni casi ancora sconosciuti

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Quando pensiamo alle nanoparticelle presenti nei prodotti di uso comune (alimenti compresi), ci viene subito in mente il biossido di titanio di cui tanto si è discusso negli ultimi anni, e ora bandito dall’Europa, dove non potrà più essere usato come additivo alimentare. Leggi anche: Biossido di titanio addio! L’UE vieta ufficialmente l’additivo E171 da dolci, salse e integratori: è genotossico!

In realtà, però, sono diverse le nanoparticelle che possiamo trovare nei prodotti del supermercato. Alcuni additivi alimentari, infatti, sono realizzati proprio con la nanotecnologia, un processo che converte argento, rame, oro, alluminio, silicio, carbonio e ossidi di metallo, in particelle di dimensioni comprese tra uno e cento nanometri.

Gli ingredienti di dimensioni nanometriche comunemente usati dall’industria alimentare sono, oltre al biossido di titanio (indubbiamente il più noto):

  • ossido di silicio
  • carbonato di calcio
  • ossidi e idrossidi di ferro
  • silicato di calcio
  • fosfati tricalcici
  • silici sintetiche

A cosa servono? Sostanzialmente rendono il nostro cibo più colorato, luminoso, cremoso o croccante e lo mantengono fresco più a lungo.

L’industria alimentare ha iniziato ad utilizzare la nanotecnologia dagli anni ’90 ma le nanoparticelle sono molto comuni anche in altri settori, come quello cosmetico e farmaceutico, ad esempio. Troviamo questi ingredienti microscopici in medicine, creme solari, integratori alimentari e molto altro.

Ma quali sono i rischi per la salute?

Implicazioni per la salute delle nanoparticelle

Sul biossido di titanio ormai sappiamo molte cose, dato che sono stati effettuati diversi studi e dopo che l’Efsa si è pronunciata in merito, non considerandolo più sicuro, si è scelto di bandirlo definitivamente dall’Ue.

Ma tutti gli altri ingredienti in forma nano? Sull’utilizzo delle nanoparticelle nel cibo ci sono parecchie perplessità. Il problema deriva dal fatto che la maggior parte di queste sostanze non sono idrosolubili e quindi, una volta assorbite dall’organismo, possono accumularsi nei tessuti.

Non esiste tra l’altro una procedura standard che possa verificare l’eventuale tossicità degli additivi utilizzati nella forma nano e dato che gli ingredienti sopracitati sono composti da particelle microscopiche, queste, secondo alcuni studi, possono violare la barriera ematoencefalica o circolare in tutto il corpo ed essere assorbite nel flusso sanguigno e negli organi. Possono penetrare nelle pareti cellulari e potenzialmente creare infiammazioni e malattie.

Come ha dichiarato Georgios Pyrgiotakis della Harvard School of Public Health:

Possono passare attraverso il rivestimento dell’intestino ed entrare nel flusso sanguigno, il che può innescare una risposta infiammatoria o immunitaria. Possono anche accumularsi in varie parti del corpo, inclusi i polmoni, il cuore e gli organi riproduttivi.

In una revisione di studi del 2017 si riassume l’applicazione delle nanoparticelle sia inorganiche (argento, ossido di ferro, biossido di titanio, biossido di silicio e ossido di zinco) che organiche (lipidi, proteine ​​e carboidrati) negli alimenti, evidenziandone le caratteristiche più importanti e discutendo dei potenziali meccanismi di tossicità delle diverse nanoparticelle alimentari, sottolineando importanti aree in cui la ricerca è ancora carente.

Gli autori osservano che le nanoparticelle sono già presenti in molti alimenti e che nuovi tipi di nanoparticelle potrebbero essere utilizzati come ingredienti funzionali dall’industria alimentare anche in futuro.

Nell’abstract dello studio pubblicato su Nature si legge che:

È improbabile che molte di queste nanoparticelle abbiano effetti negativi sulla salute umana, ma ci sono prove che alcune di esse potrebbero avere effetti dannosi e che sono necessari studi futuri.

Nelle conclusioni si legge poi che:

C’è un notevole interesse nell’utilizzo di nanoparticelle sia organiche che inorganiche all’interno degli alimenti a causa del loro potenziale per migliorare la qualità, la sicurezza o gli attributi nutrizionali degli alimenti. Tuttavia, le piccole dimensioni delle nanoparticelle significano che possono comportarsi in modo diverso all’interno del corpo umano rispetto alle particelle più grandi o ai materiali sfusi convenzionalmente utilizzati come ingredienti alimentari. Di conseguenza, è necessario comprendere meglio il destino GIT delle nanoparticelle ingerite e caratterizzarne la potenziale tossicità. Al momento c’è una comprensione relativamente scarsa del destino GIT e della tossicità della maggior parte dei tipi di nanoparticelle per uso alimentare e non è possibile formulare una singola raccomandazione generale sulla sicurezza di tutti i tipi di nanoparticelle.

E inoltre gli autori aggiungono che, in base alla loro esperienza:

Per le nanoparticelle inorganiche, è probabile che la loro capacità di essere assorbite dall’organismo, accumularsi in determinati tessuti e produrre citotossicità siano i meccanismi più importanti. Per le nanoparticelle organiche, è probabile che la loro capacità di migliorare la biodisponibilità di sostanze potenzialmente tossiche (come pesticidi o ormoni) o sostanze tossiche solo ad alti livelli (come alcune vitamine liposolubili) sia un meccanismo più importante. Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche per stabilire l’entità potenziale e l’importanza di questi effetti.

Nanoparticelle, un problema crescente in tutto il mondo

Nel 2020, la FDA ha riferito che le domande per l’approvazione di prodotti contenenti nanotecnologie erano salite vertiginosamente negli ultimi 10 anni. Secondo gli esperti, negli Stati Uniti potrebbero esserci tra i 1.900 e i 2.500 prodotti alimentari che sfruttano la nanotecnologia.

La preoccupazione per l’utilizzo di additivi in forma nano, però, non esiste solo negli Usa. In risposta alle perplessità sull’uso di queste sostanze nei prodotti alimentari, diversi Paesi del mondo hanno preso provvedimenti.

Ad esempio il Canada dal 2010 ha vietato l’utilizzo di nanotecnologia nella produzione di alimenti biologici. Dal 2011, l’Unione Europea con il Regolamento 1169/2011 ha richiesto che in tutti gli alimenti sia indicata in etichetta l’eventuale presenza di “nanomateriali”.

A partire dal 1 gennaio 2020, la Francia ha vietato l’ingresso nel paese di qualsiasi alimento contenente biossido di titanio ma poi, come già dicevamo, è arrivato il divieto in tutta l’Ue di utilizzare questa sostanza come additivo alimentare (rimarrà solo nei medicinali).

Considerando quanto poco si sa sulla reale sicurezza delle particelle in forma nano utilizzate come additivi alimentari, il divieto del biossido di titanio in Europa potrebbe essere solo un primo passo. Il principio di precauzione potrebbe essere applicato anche ad altri additivi simili, di cui le ricerche non hanno dato risposte certe in quanto a sicurezza.

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Fonti: Nature

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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