Così le multinazionali del latte in polvere pagano social media e influencer per bombardare le neomamme, il report shock

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I social e i forum pullulano di pubblicità che tentano di convincere le neonamme a non allattare al seno: il marketing delle aziende che producono latte in polvere è sempre più aggressivo e insidioso e si avvale anche di influencer: la denuncia dell'OMS

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Per un neonato non c’è alimento migliore e più nutriente del latte materno. Eppure, l’allattamento al seno viene troppo spesso scoraggiato. Oggi le donne sono frequentemente bombardate da pubblicità realizzate dalle multinazionali del latte in polvere. Basta navigare sui social per essere prese di mira dal marketing aggressivo da parte di chi produce latte formulato.

Sta crescendo in maniera spaventosa il numero di società che pagano le piattaforme social e gli influencer per tempestare le donne con pubblicità a favore di questo prodotto artificiale. A mettere in guardia sul fenomeno è l’Organizzazione mondiale della Sanità, che in un dossier denuncia questa forma di marketing insidioso e scorretto.

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Come funziona il marketing aggressivo dell’industria del latte in polvere

Le aziende di latte in polvere arrivano alle donne in mille modi: attraverso le app, gruppi di supporto virtuale, forum, promozioni, concorsi e servizi di consulenza e si servono sempre più spesso delle influencer, che pagano per sponsorizzare i loro prodotti.

Al contempo, riescono a raccogliere informazioni personali sulle utenti, in modo da poter realizzare promozioni mirate. Il report dell’Oms si basa sui risultati di una ricerca che ha analizzato 4 milioni di post sui social media relativi all’alimentazione per neonati, pubblicati tra gennaio e giugno 2021. Questi hanno raggiunto ben 2,47 miliardi di persone e generato oltre 12 milioni di Mi piace, condivisioni o commenti.

Dal monitoraggio è emerso che le ditte produttrici di latte artificiale pubblicano contenuti sui loro account social circa 90 volte al giorno, raggiungendo 229 milioni di utenti, rappresentano il triplo delle persone raggiunte da post informativi sull’allattamento al seno da account non commerciali. Tutto ciò sta portando un numero crescente di donne ad optare per il latte in polvere per i loro bambini.

La promozione delle formule commerciali di latte avrebbe dovuto essere bloccata decenni fa” – commenta il dottor Francesco Branca, direttore del dipartimento dell’Oms per la nutrizione e la sicurezza alimentare.  – Il fatto che le aziende di latte artificiale stiano ora impiegando tecniche di marketing ancora più potenti e insidiose per aumentare le loro vendite è imperdonabile e deve essere fermato.

Donne scoraggiate ad allattare al seno

In realtà, come sottolineato dall’OMS, a proliferazione del marketing digitale globale del latte artificiale viola palesemente il Codice internazionale per la commercializzazione dei sostituti del latte materno, adottato dall’Assemblea mondiale della sanità del 1981. Si tratta di un importante accordo sulla salute pubblica pensato per proteggere il pubblico in generale e le madri dalle pratiche di marketing aggressive dell’industria degli alimenti per l’infanzia che portano all’abbandono dell’allattamento al seno.

Nonostante la chiara evidenza che l’allattamento al seno esclusivo e continuato sono determinanti chiave per il miglioramento della salute permanente di bambini, donne e comunità, troppo pochi bambini vengono allattati al seno come raccomandato. – sottolinea l’OMS – Se le attuali strategie di marketing del latte formulato proseguiranno, tale percentuale potrebbe diminuire ulteriormente, aumentando i profitti delle aziende. Il fatto che queste forme di marketing digitale possano eludere il controllo del monitoraggio nazionale e delle autorità sanitarie significa che sono necessari nuovi approcci alla regolamentazione e all’applicazione del codice di attuazione. Attualmente, la legislazione nazionale può essere elusa da un marketing che ha origine oltre i confini.

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Alla luce di questo bombardamento pubblicitario scorretto, l’OMS ha lanciato un appello all’industria degli alimenti per l’infanzia per tutelare le donne e i loro bambini. Qualche tempo fa anche l’Unicef aveva rivelato che lo scoppio della pandemia di Covid-19 abbia portato ad un boom della commercializzazione inappropriata dei sostituti del latte materno.

I latte in polvere viene indirettamente sponsorizzato persino negli ospedali italiani. Come confermato anche da una nostra inchiesta, sono tantissime le neomamme a cui vengono proposte delle informative prestampate con specifiche marche di latte artificiale al momento delle dimissioni. Così, invece di essere aiutate ad allattare al seno, le donne vengono spinte all’uso di prodotti formulati per i loro bambini. Una pratica molto grave e tutt’altro che nuova, anzi molto consolidata, ma che da durante l’emergenza Covid è diventata ancora più diffusa. Insomma nonostante i vantaggi dell’allattamento al seno, comprovati dalla scienza, ancora oggi ad avere la meglio sono le lobby del latte in polvere…

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Fonte: OMS 

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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