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Albini africani: non si ferma la strage silenziosa dei bambini uccisi per vendere le loro ossa agli stregoni

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Sono discriminati e non solo: vittime della più bieca ferocia, le loro ossa sono usate dagli stregoni per preparare pozioni magiche che si crede portino ricchezza e fortuna

Malawi, Mozambico, Tanzania e Zambia, qui continua nel silenzio generale l’efferata caccia all’albino, un’usanza mista a opinabili riti tradizionali: rapiti nelle loro case nel bel mezzo della notte per smembrare i loro arti e venderli agli stregoni, gli albini in Africa continuano a essere uccisi uno ad uno.

Perché? Perché qui, in molte zone, complici la mancanza di accesso all’assistenza sanitaria e lo scarso livello di istruzione, si sono alimentati miti e superstizioni secondo cui le persone affette da albinismo sarebbero dotate di poteri magici e le parti del loro corpo porterebbero fortuna e successo (ci sono zone del continente, invece, dove gli albini sono considerati portatori di sventura e chiamati zeru zeru, “fantasma”).

Secondo una risoluzione del Parlamento europeo del 7 luglio 2016, nel 2015 si sono registrati 448 casi di attacchi in 25 Paesi africani. In particolare in Malawi si sono 69 attacchi dal novembre 2014, di cui 18 omicidi. L’uccisione di quattro persone nell’aprile 2016 ha portato le autorità a definire le persone affette da albinismo come una specie a rischio.

L’ufficio dei diritti umani dell’ONU ha ricevuto segnalazioni di oltre 200 casi di attacchi in 15 Paesi africani tra il 2000 e il 2013 e secondo Peter Ash, fondatore di Under the Same Sun, la Tanzania avrebbe il più alto numero di casi registrati, con oltre 170 attacchi dal 2006.

La prima condanna ufficiale contro i cacciatori di albini ci fu nel 23 settembre 2009 in una corte del distretto Bukombe della provincia di Shinyanga, quando tre uomini furono stati dichiarati colpevoli dell’uccisione di Matatizo Dunia, ragazzo quattordicenne affetto proprio da albinismo.

Ma i crimini continuano e nemmeno in tempo di pandemia si sono ridotti.

Amnesty International ha ripetutamente chiesto indagini trasparenti e accurate su questi reati e l’accertamento delle responsabilità per le uccisioni di persone con albinismo. La maggior parte dei casi di aggressione nei confronti di questo gruppo a rischio resta senza colpevole.

In Malawi i reati nei confronti di persone con albinismo, scrivono da Amnesty, sarebbero circa 170, tra i quali oltre 20 omicidi avvenuti sin dal novembre del 2014.

Il governo del Malawi ha l’obbligo, nel rispetto del diritto nazionale e del diritto internazionale dei diritti umani, di proteggere le persone con albinismo e di garantire giustizia alle vittime di attacchi e uccisioni, ha dichiarato Menard Zacharia, direttore generale dell’Associazione delle persone con albinismo.

Quello che si chiede è che le autorità intensifichino le proprie indagini. Una questione sulla quale non può calare l’ombra. Per questo l’Onu ha istituito la Giornata Internazionale della Consapevolezza sull’Albinismo, che si celebra il 13 giugno, per sensibilizzare classi politiche e opinione pubblica.

Per spingere le autorità a fare di più in difesa della popolazione albina, Amnesty International ha lanciato una petizione, con la speranza che, da una maggiore consapevolezza del problema possa scaturire, al più presto, anche una soluzione.

Per firmare la petizione, clicca qui.

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Fonte: Amnesty International

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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