eco-guida_Greenpeace

È HP la più verde di tutti. Almeno secondo l'ultimo aggiornamento dell'Eco-guida di Greenpeace ai prodotti elettronici pubblicato ieri dall'associazione dei guerrieri dell'arcobaleno che ogni tre mesi valuta le più grandi aziende produttrici di hi-tech e il loro impegno nei confronti dell'ambiente con l'obiettivo di spingere "l’industria dell’elettronica a trovare soluzioni per la riduzione delle emissioni di gas serra a livello globale".

In questa ultima edizione della ricerca che valuta 15 aziende IT su tre parametri - politica energetica, eco-compatibilità dei prodotti, sostenibilità della filiera - troviamo diversi cambiamenti a partire dal vertice della classifica presidiato per due anni da Nokia che scivola al terzo posto per il suo poco utizzo di energie pulite. Probabilmente perché in questa eco-guida si è tenuto conto delle emissioni di gas serra prodotte dall'intera catena produttiva: non solo le materie prime utilizzate, quindi, ma anche la fase di recupero e smaltimento dei prodotti oltre che l'impegno nell'utilizzo di energia pulita proveniente da fonti rinnovabili.

«Molte aziende hanno già accettato di mettere al bando le sostanze chimiche più pericolose. Ora chiediamo loro di migliorare sul piano dell’approvvigionamento dei minerali necessari e di gestire i consumi energetici con criteri di maggiore efficienza lungo tutta la filiera» commenta Salvatore Barbera, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia.

«HP arriva in testa alla classifica con ottime performance sulla misurazione e riduzione delle emissioni di CO2 nella scelta delle materie prime e nella produzione e sostenendo una legislazione più ambiziosa in materia di salvaguardia del clima. Tuttavia ognuna delle aziende incluse nella nostra classifica mostra ampi margini di miglioramento su questi parametri e per ciascuna vi è l’opportunità di esprimere in futuro una reale leadership nel contenere gli impatti sul clima» conclude Barbera.

Altra novità di questa eco-guida, la presenza per la prima volta della Research in Motion (RIM), azienda produttrice dei telefoni BlackBerry che si attesta però in fondo alla classifica a causa, soprattutto "dell’incompletezza e poca trasparenza nella documentazione delle sue performance ambientali".

Ed Apple? Soprattutto dopo gli scandali nelle fabbriche cinesi e dopo la morte di Steve Jobs ci siamo interrogati sulla reale sostenibilità della mela che si piazza comunque al quarto posto della classifica grazie alle sue strategie di recupero dei rifiuti elettronici, l'utilizzo di materiali non tossici e sostenibilità della filiera dopo che ha pubblicato la lista dei suoi fornitori. Potrebbe ulteriormente migliorare sul fronte delle politiche energetiche anche se, come abbiamo visto, comincia a lavorarci investendo nel fotovoltaico e nell'idrogeno.

Perché le aziende dell’IT possano fare davvero da apripista al cambiamento, "riducendo i propri consumi energetici e utilizzando il loro peso industriale a sostegno di una legislazione più ambiziosa in materia di energia verde". Chi sarà la prima a diventare veramente verde?

Simona Falasca

Guarda la classifica completa con tutte le motivazioni

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