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Il touchscreen, delle tante invenzioni degli ultimi anni, è certamente quella che ha maggiormente rivoluzionato il mondo della tecnologia. Nato a metà degli anni ’80, solo recentemente è riuscito a perfezionarsi completamente divenendo uno strumento presente in moltissimi dispositivi.

La sua intuitività ha permesso di inserirsi nei più disparati contesti, dai ristoranti, nel notebook per prendere gli ordini, agli aereoporti, nelle macchine per emettere i biglietti e – perfino – negli sportelli bancomat. Per non parlare degli apparecchi personali che ognuno di noi usa quotidianamente, come smartphone, tablet e lettori MP3. Il vantaggio più evidente è quello di “comunicare” attraverso un linguaggio più semplice e, anche fisicamente, meno ingombrante. Sarà il futuro, ma è evidente che con il ritmo con cui si sta diffondendo è già il presente.

Quanto, però, è sostenibile questa tecnologia? Per ora poco, per questo – di seguito – una serie di aspetti che andranno sicuramente migliorati.

1 – La maggior parte dei dispositivi touchscreen esegue operazioni di calcolo portando a far lavorare la batteria molto di più rispetto a qualsiasi altro dispositivo. In un certo senso, quindi, si va a consumare più carbonio, rifiuto dal difficile smaltimento per l’ambiente e altamente inquinante.

2 – Il display del touchscreen richiede indio, un elemento raro e costoso. Oltretutto questo elemento sembrerebbe doversi esaurir nel giro dei prossimi 20 anni.

3 – Il touchscreen è ad alta risoluzione richiede, perciò, più energia elettrica. Questo vuol dire, ovviamente, più consumo di fonti fossili o altri elementi che la generano.

4 - Le tecnologie legate al touchscreen sono estremamente sensibili agli agenti atmosferici e conseguentemente danneggiabili. Quindi, più guasti, più riparazioni (e relativo consumo di energia) e più produzione di “spazzatura” difficilmente riciclabile.

La bellezza e utilità di questa nuova tecnologia è, quindi, meglio che non decolli? Non è proprio così, ci sono infatti già delle speranze senza dubbio positive.

Già l’Apple, ad esempio, con l’iPad ha studiato una soluzione eco-friendly. Il display è privo di arsenico e lo schermo LCD è senza mercurio. Il prodotto, inoltre, usa delle parti di vetro e alluminio riciclato.

Sulla stessa lunghezza d’onda la Samsung, con il suo LED LFS 400EX. Oltre ad essere il prodotto, della categoria, più sottile al mondo con soli 1,6 pollici di profondità e anche il più leggero e il più efficiente. Il fatto di usare meno materiale possibile garantendo lo stesso risultato della concorrenza è, sicuramente, un risparmio che dovrebbe essere preso da insegnamento dai marchi concorrenti.

La politica di creare prodotti touchscreen attraverso materiali a basso costo è anche un progetto di un team di ricercatori di Fraunhofer, una delle più grandi associazioni di ricerca scientifica al mondo. Questi luminari hanno studiato un composito basato sull’economicità, fatto utilizzando nanotubi di carbonio e polimeri a basso costo. Elementi, per l’appunto, meno costosi e ugualmente (se non di più) resistenti e durevoli. Oltretutto non richiedendo l’utilizzo dell’indio, non si dovrà fare i conti con l’ipotesi della sua scomparsa.

Il touchscreen è vero, è utile e capace di cambiare le nostre abitudini ottimizzandone il tempo. Se, però, non verranno apportate delle modifiche nella sua produzione si può correre più di un rischio in termini di spreco energetico e di risorse.

Caro “mondo tecnologico”, ascolta: l’avanzare della facilità di fruibilità e utilizzo è sicuramente giusto. Considera, però, che il progresso non deve mai venire meno al rispetto ambientale e – come dimostrato – si può guardare benissimo al futuro anche attraverso di soluzione eco sostenibili. Non deluderci!

Alessandro Ribaldi

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