5G: la Svizzera dice no al beamforming per problemi legati alla salute

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È uno dei paesi principali promotori della tecnologia mobile 5G, eppure pare che abbia posto in questi giorni una “moratoria a tempo indeterminato” all’uso della nuova rete. È la Svizzera, che secondo alcuni giornali avrebbe dato un freno all’attivazione della rete cellulare 5G per preoccupazioni legate alla salute.

Secondo alcune fonti, infatti, la Confederazione, che sta lavorando allo sviluppo delle direttive tecniche per i Cantoni, avrebbe rinviato indefinitamente la pubblicazione delle norme di attuazione. Ma non è tutt’oro quel che luccica.

La settimana scorsa il Financial Times ha pubblicato un articolo in cui citava una lettera inviata dall’Ufficio Federale per l’Ambiente svizzero (UFAM) – menzionata a sua volta sul giornale svizzero Neue Zürcher Zeitung – alle amministrazioni dei singoli Cantoni a fine gennaio, che avrebbe causato la sospensione dell’implementazione del 5G per dare spazio a ulteriori test.

La Svizzera è abbastanza avanzata in Europa in fatto di adozione della nuova rete super veloce. Il ricco paese alpino ha infatti costruito già più di 2mila antenne per potenziare la sua rete solo nell’ultimo anno, con una grossa partecipazione – manco a dirlo – dei gestori telefonici.

Tuttavia, in quella lettera la UFAM chiede ai Cantoni ulteriore tempo prima dell’approvazione dell’uso di tutte le nuove torri 5G. L’agenzia è responsabile nel fornire ai Cantoni i criteri di sicurezza in base ai quali valutare le emissioni di radiazioni degli operatori di telecomunicazioni, ma ora avrebbe affermato di non poter ancora fornire criteri universali senza ulteriori test dell’impatto della radiazione 5G.

La UFAM ha di fatto dichiarato di “non essere a conoscenza di alcuno standard in tutto il mondo” che potrebbe essere utilizzato per valutare le raccomandazioni. “Pertanto UFAM esaminerà l’esposizione attraverso antenne adattive [5G] in profondità, se possibile in condizioni operative del mondo reale. Questo lavoro richiederà del tempo”, ha detto.

Il beamforming

Nella realtà dei fatti, pare che l’Ufficio Federale per l’Ambiente svizzero ritenga che il calcolo dell’esposizione alle radiazioni generate da antenne adattive, necessarie per dispiegare una rete 5G, non sia sufficientemente chiaro. A differenza delle antenne convenzionali, che emettono il segnale nel suo insieme, il raggio delle antenne adattive può essere specificamente orientato nella direzione degli utenti o dei dispositivi, con conseguente maggiore esposizione in un breve periodo di tempo. Ecco perché l’UFAM consiglia ai Cantoni di effettuare una valutazione nel caso peggiore, ovvero di testare queste nuove antenne allo stesso modo delle antenne tradizionali, valutando la radiazione alla sua massima potenza.

Ed ecco perché la lettera, più che di sospensione totale dell’attivazione del 5G, parla di un aspetto specifico del 5G: la tecnica del beamforming.

Il beamforming altro non è che proprio il metodo per ridurre l’energia emessa dalle antenne della rete, concentrandola nella direzione in cui si trova in quel momento l’utente. In sostanza, invece di disseminare onde radio in tutte le direzioni, comprese quelle in cui non c’è nessuno che ha bisogno del segnale, la tecnica del beamforming permette di fornire segnale solo dove serve realmente, adattandosi in tempo reale alla situazione e quindi riducendo l’esposizione per chi non usa il telefonino.

 

antenne svizzera

©Neue Zürcher Zeitung

antenne svizzera 2

©Neue Zürcher Zeitung

La lettera spiega che non c’è sufficiente chiarezza tecnica sul metodo di calcolo dell’esposizione alle onde radio che verrebbe prodotta dal beamforming e che serve più tempo per ottenerla e quindi sapere se anche in modalità beamforming il 5G rimane, anche nel caso peggiore, sotto i limiti imposti dalla normativa.

Nell’attesa si faccia chiarezza: in Svizzera l’uso del beamforming non viene autorizzato, ma la rete 5G ha comunque la possibilità di continuare a funzionare in maniera tradizionale.

In pratica? Si stabilisce come i Cantoni possano procedere con l’autorizzazione 5G e antenne adattive fino a quando non saranno disponibili gli aiuti all’applicazione dell’Ufficio Federale per l’Ambiente sulle antenne adattive. Il 5G, cioè, procede a grandi passi.

Fonti: Federal Office for the EnvironmentFinancial Times / Neue Zürcher Zeitung

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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