Hannes, la mano robot tutta italiana che si muove col pensiero

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Una mano robotica made in Italy, in grado di garantire una presa naturale e che permetterà ai pazienti di recuperare il 90% della funzionalità di una mano naturale. Si chiama Hannes ed è stata presentata ieri dall’Inail e dell’Istituto Italiano di Tecnologia.

Questo speciale protesi rispetto alle sue simili già in commercio promette maggiore durata della batteria, migliore capacità e performance di presa e un costo ridotto del 30%. Inoltre, non ha bisogno di intervento chirurgico per essere utilizzata.

A presentarla ieri a Roma, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta presso il Parlamentino Inail, sono stati il presidente e il direttore generale dell’Inail, Massimo De Felice e Giuseppe Lucibello, il presidente e il direttore scientifico dell’IIT, insieme a Marco Zambelli, il paziente del Centro Protesi che ha testato per primo la nuova mano robotica.

Hannes è per la precisione una mano protesica di derivazione robotica ed è stata sviluppata dal Rehab Technologies Lab, il laboratorio congiunto nato nel dicembre 2013 dalla collaborazione tra l’Inail e l’Istituto italiano di tecnologia (IIT). Il suo nome è un omaggio al professor Hannes Schmidl, ex direttore tecnico del Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio, che diede inizio alle attività di ricerca sulle protesi.

Per conformazione, peso e qualità dei movimenti si avvicina moltissimo a una mano reale. In questo modo, le persone amputate possono percepire la protesi come una parte di sé e non come un elemento estraneo. Nel progettarla, i ricercatori hanno cercato di garantire il più possibile movimenti articolati e naturali, utilizzando però materiali resistenti.

Hannes si base su un sistema di tipo mioelettrico, basato cioè gli impulsi elettrici che provengono dalla contrazione dei muscoli della parte residua dell’arto. Questa tecnologia permette alle persone di comandare la mano semplicemente pensando ai movimenti naturali grazie a due sensori che ricevono e interpretano il segnale elettrico proveniente dal cervello, attivando il movimento del polso o della mano. Un vero e proprio miracolo tecnologico.

Il meccanismo alla base del movimento delle dita, della forza e del tipo di presa dipende dal sistema DAG – acronimo di Dynamic Adaptive Grasp – brevettato dal team IIT–Inail, che conferisce alla mano protesica la capacità di afferrare gli oggetti adattandosi alla loro forma e di resistere alle eventuali sollecitazioni esterne, perseguendo l’obiettivo di replicare la gestualità e la funzionalità dell’arto naturale, utilizzando un singolo motore” spiegano.

Anche a riposo, le dita si piegano e possono assumere una postura naturale. Il pollice è orientabile in tre diverse posizioni e rende possibili i tipi di prese necessarie nella vita di tutti i giorni:

Pinch grasp, pollice e indice in opposizione, per manipolare oggetti di piccole dimensioni come una penna o un chiodo, power grasp, una presa che consente di spostare oggetti di peso elevato, fino a circa 15 chilogrammi, e lateral grip, per afferrare oggetti molto sottili come fogli o carte di credito”.

Il polso può piegarsi in cinque posizioni e ruotare. Attenzione anche alla durata della batteria che riesce a coprire fino a una giornata intera di utilizzo.

Hannes sarà disponibile a partire dal 2019 in due taglie e in versione destra e sinistra. Un occhio anche all’estetica visto che offrirà diverse soluzioni cosmetiche, con guanti di rivestimento diversi per uomo a donna.

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Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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