Un’email è dannosa per il clima al pari di una busta di plastica

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Quanto inquina un’email? Al pari di una busta di plastica se consideriamo le emissioni e i gas serra emessi dai server che le alimentano

E-mail nemiche dell’ambiente? Secondo quanto riportato dagli esperti ambientali del Verbraucher Service Bayern (servizio per i consumatori bavarese), la digitalizzazione è una fonte di emissioni di anidride carbonica e anche l’invio di e-mail emette gas serra. Tutto in uno scarso livello di consapevolezza generale.

Ormai è tutto digitale (o quasi). Sono pratiche comuni inviare foto, video, oltre a messaggi di tutti i tipi, testo e emoticon. È tutto terribilmente veloce, conveniente ed economico. Ma lo è per tutti e tutto? In realtà no, perché il costo ambientale, invece, è molto alto.

Immagazzinare “banali” e-mail nei data center distribuiti a livello globale è un’operazione costosa, perché l’incredibile e continuo scambio di tutti questi dati apparentemente invisibili, che viaggiano “in silenzio” e a velocità elevatissime, è possibile solo perchè 45 miliardi di server sono stati installati ovunque, consumando energia per alimentazione e raffreddamento. È inquinamento “nascosto” ma prepotente.

“Anche l’invio di e-mail è una fonte spesso sottovalutata di gas serrariferisce Marianne Wolff, esperto ambientale presso il Verbraucher Service Bayern – Un’e-mail senza allegati è fonte dell’emissione di circa 10 grammi di anidride carbonica, corrispondente al carbon footprinting (impronta di carbonio) di un sacchetto di plastica”.

Le stime del Cisco Visual Networking Index indicano che il traffico globale di 46.600 Gigabyte al secondo prodotto nel 2017 aumenterà fino a 150,700 Gigabyte nel 2022. Aumentano i Giga, aumenta l’inquinamento. E il fenomeno delle “e-mail a effetto serra” è destinato, dunque, a peggiorare.

Anche una ricerca dell’Ademe, l’Agenzia francese per l’ambiente si era interessata agli impatti delle email e negli anni scorsi aveva calcolato quanto l’uso della posta elettronica incidesse sul consumo di energia e, di conseguenza, su inquinamento ed emissioni di gas serra. Stando ai dati, una e-mail da 1 megabyte emetterebbe circa 19 grammi di CO2. Otto e-mail inquinerebbero dunque quanto percorrere un chilometro in auto. Calcolando che nel mondo ogni giorno si scambiano oltre 190 miliardi di email, si capisce bene l’impatto a livello globale di una pratica apparentemente così “innocua”.

Cosa possiamo fare tutti noi?

Pensare di tornare ad un mondo non digitale è anacronistico e scarsamente realistico. Ma piccoli accorgimenti, se fatti da tutti, possono invertire la rotta. Wolff raccomanda, per esempio di eliminare le e-mail regolarmente, di allegare solo foto in bassa risoluzione, di svuotare spesso il cestino e di impostare un filtro anti spam in modo da ridurre al minimo la conservazione e lo scambio di “costosi dati”.

Poco? Considerato il numero inimmaginabile di e-mail inviate (nonché di messaggi di altra natura da sms e soprattutto chat), se tutti, ma veramente tutti, usassimo questi accorgimenti, l’impatto si vedrebbe.

Ciascuno di noi può fare la differenza. Se vuole.

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Roberta De Carolis

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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