spamUn messaggio indesiderato nella nostra casella di posta elettronica genera 0,3 grammi di biossido di carbonio, pari alle emissioni di un auto che percorre un metro di strada. Se non ce lo avessero detto non ci avremmo mai creduto. Anche lo spam, cioè la posta indesiderata come quella della pubblicità che sempre più spesso invade la nostra casella di posta elettronica, ha un potere inquinante.

I risultati vengono fuori da uno studio americano che in questi giorni si sta diffondendo e che è stato realizzato da ICF International che da 20 anni sostiene progetto che si occupano del cambiamento climatico ambientale e commissionato dalla società di sicurezza tecnologica McAfee Inc. Il file con tutto quello che c'è da sapere è scaricabile da www.mcfee.com

Per ora gli studiosi hanno dimostrato come tutto lo spam che riceviamo, consumi 33 miliardi di chilowattora di energia ogni anno, cioè la stessa quantità di energia che serve a tenere in funzione 3 milioni di automobili o a far luce in quasi due milioni e mezzo di abitazioni, che con un totale di 17 milioni di tonnellate di anidride carbonica che contribuiscono all'effetto serra. Dallo studio emerge che il consumo più alto di energia si misura proprio quando siamo costretti a leggere e a cancellare la spazzatura che non è stata filtrata dall'anti-spam della nostra casella. In pratica molto del costo energetico è influenzato dalla visualizzazione dello spam, quindi dall'apertura della mail che ha superato la barriera ed è entrata nella cartella di posta in arrivo. Quando ciò accade, la successiva cancellazione dello spam, implica altro consumo di energia.

Avere un buon sistema di filtraggio nella propria casella di posta aiuta a risparmiare su questi eccessi, che oltre a non far perdere tempo all'utente, permette, come si legge dal documento, di risparmiare annualmente, il 75% di spam per anno, quello che consumano 2,3 milioni di auto su strada. Un dato che è sempre stato poco considerato, perché fino a che la ICF non si occupasse dell'impatto ambientale dello spam, e in particolare  i suoi effetti aggiuntivi sull'effetto serra, le fastidiose email che superavano le barriere dell'anti-spam erano sempre state ricondotte solo a una fonte di stress sia da parte dei singoli utenti che delle aziende che le ricevevano.

La prospettiva cambia se si considera invece l'aspetto ambientale e l'energia globale che si impiega per aprire, riconoscere e cancellare lo spam. Per arrivare a questi incredibili risultati gli studiosi non hanno fatto altro che una semplice prova pratica: l'11 novembre del 2008, McColo Inc., un web hosting provider famoso per il continuo invio di spam, è stato messo fuori uso. I risultati per un giorno: si è verificato un veloce calo del 70% di spam, e per ogni email non inviata è stata registrata una sensibile riduzione di energia e una minore emissione di carbonio.

Manuela Gatta


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