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Oggi l’attivista aborigeno australiano Eddie Mabo, che ha lottato affinché la sua gente potesse rivendicare e vedere riconosciuto legalmente il possesso delle proprie terre ancestrali, avrebbe compiuto ottant’anni. A ricordarcelo è il doodle di Google Australia, che lo mostra giovane e sorridente, con alle spalle il profilo dell'isola in cui è nato e vissuto e per la quale si è battuto.

Ancora una volta il doodle di Google ci permette di raccontare una storia di impegno civile e di sacrificio personale. Eddie Mabo era nato il 29 giugno del 1936 a Mer, nome aborigeno dell’isola di Murray, a nord della costa del Queensland. La sua fama è dovuta soprattutto ad un celebre e lungo caso giudiziario, protrattosi per ben dieci anni, che ha portato all’annullamento della dottrina giuridica della “terra nullius”, la convinzione secondo cui, prima della colonizzazione europea, l’Australia fosse “una terra di nessuno”.

eddi mabo

Il caso iniziò nel 1982, quando Mabo, facendosi portavoce del popolo Meriam, presentò un reclamo presso l’Alta Corte australiana, in opposizione al sistema di concessioni terriere previsto dallo stato del Queensland. Secondo la posizione sostenuta di Mabo, l’Australia doveva riconoscere che nelle isole di Mer, Dauar e Waier esisteva un sistema di legge precedente alla colonizzazione europea e che, proprio sulla base di tale sistema, gli aborigeni dovevano essere considerati i legittimi proprietari delle terre che abitavano e lavoravano.

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L’iter giudiziario innescato dal reclamo di Mabo è stato così lungo e tortuoso che l'attivista non ha mai potuto vederne la conclusione: si è spento infatti il 21 gennaio del 1992, a soli 55 anni, a causa di un tumore. Il 3 giugno 1992, pochi mesi più tardi, l’Alta Corte avrebbe accolto le richieste degli aborigeni, riconoscendo loro il possesso primario e l’uso delle terre delle isole Mer, Dauer e Waier.

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La cosiddetta "decisione Mabo" ha fissato una pietra miliare nella complicata storia dei rapporti tra lo stato australiano e la minoranza aborigena. Tra le sue conseguenze più immediate c’è stato la promulgazione, esattamente un anno dopo, del Native Title Act 1993, che ha riconosciuto il cosiddetto “native title”, e cioè la possibilità che gli indigeni abbiano dei diritti sulla terra derivati dalle loro leggi e dalle loro tradizioni, e che chiarifica l’iter da seguire per vederli riconosciuti a livello legale.

Oggi, ad oltre venti anni di distanza, la questione delle terre indigene non è ancora del tutto risolta, ma di certo ci sono stati notevoli passi avanti: per questo bisogna ringraziare proprio la tenacia e la determinazione di Eddie Mabo, che per primo decise di sfidare un sistema miope, iniquo e discriminatorio.

Lisa Vagnozzi

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