facebook depressione

Permeano la nostra giornata e, se non siamo connessi al pc, lo siamo tramite smartphone. Facebook e tutti gli altri social network ci fanno davvero sentire meglio, peggio? O ci lasciano indifferenti? Le relazioni che instauriamo online sono o no di spessore diverso rispetto a quelle reali e concrete?

Le ricerche sui come e sui perché, sugli effetti, sui benefici e su tutto il social-carrozzone ormai si sprecano. Ma davvero ci lasciamo così prendere la mano? Sì, davvero.

Secondo gli ultimi dati dell'osservatorio We Are Social compilati da Luca Della Dora, si connettono oltre 27 milioni di persone al mese (53% uomini, 47% donne). Facebook, ma anche Twitter o Instagram, sono ormai delle vere e proprie piattaforme mobili, per cui è facile che aumenti la frequenza dei controlli e delle notifiche, e così la tendenza all'abuso: oltre 20 milioni degli utenti registrati accede via smartphone o tablet.

Uno studio condotto da Fabio Sabatini dell'Università La Sapienza di Roma e da Francesco Sarracino dello Statec, l'istituto di statistica lussemburghese, ha analizzato i dati di un sondaggio effettuato dall'Istat nel corso del 2010 e 2011 su circa 50mila persone in Italia per capire se l'utilizzo delle piattaforme sociali riduce o no il benessere soggettivo. In pratica, i due studiosi si sono chiesti in che misura ogni persona utilizza internet in relazione ai rapporti con i propri "amici".

E il risultato è sorprendente: si tende a fidarsi della gente solo quando la si guarda in faccia.

Il sondaggio, che ha posto su una scala da 0 (molto insoddisfatto) a 10 (molto insoddisfatto) agli intervistati domande sul proprio benessere, ha raccolto informazioni come la frequenza con cui le persone si incontrano e la fiducia nei confronti del prossimo in relazione a Facebook e a Twitter. Si è così scoperto che le interazioni faccia a faccia sono quelle che più si collegano al benessere in modo positivo, mentre quando la relazione avviene soltanto online la fiducia e il livello di benessere tendono a ridursi. Per cui, se la relazione resta soltanto sulla piattaforma digitale, la fiducia cola a picco.

"Abbiamo capitospiegano i due ricercatori al Mit - che il networking online gioca un ruolo positivo nel benessere individuale solo quando è associato a interazioni fisiche".

Meglio, sempre meglio, allora, i rapporti vis a vis, quelli in cui la fiducia la si costruisce giorno per giorno con una chiacchierata reale e non virtuale.

E quanto alla fiducia in noi stessi? Lì si apre un altro capitolo. Facile, dicono le statistiche, che la vita (social) degli altri ci appaia più bella e appagante della nostra. Soluzioni? Se Facebook comincia ad apparire come una minaccia alla nostra autostima, che dite di eliminarlo del tutto? Ecco qui un video esplicativo che racconta le contraddizioni tra la nostra vita reale e quella raccontata sul social network:

Un po' forte, vero. E qualcuno dirà che è solo questione di carattere e che se si è forti davvero si riescono a scindere le due cose. Ma se si parla tanto, di questo effetto social sulla vita quotidiana, un motivo ci sarà e ci sarà pure qualcuno che quella domanda "What's on your mind?", "A cosa stai pensando?", magari non se la sente porre da nessuno se non dallo schermo del suo pc.

Germana Carillo

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