©Google Woolaroo

Google lancia Woolaroo, per imparare e preservare le lingue indigene a rischio di estinzione, tra cui anche il siciliano

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Il nuovo strumento di Google propone l’apprendimento automatico per facilitare la diffusione di dieci lingue, tra cui due italiane, sconosciute o poco parlate a livello mondiale.

Le lingue indigene sono fondamentali non solo perché garantiscono la sopravvivenza dei popoli che le parlano, ma anche perché permettono la conservazione di un immenso bagaglio di cultura. La loro preservazione non è una sfida nuova per l’umanità, e la tecnologia odierna può dare un contributo importante per fornire un metodo educativo e interattivo per promuovere il loro apprendimento e la loro conservazione.

Così, pochi giorni fa, Google Arts & Culture ha annunciato il lancio di Woolaroo, un strumento digitale che facilita l’apprendimento automatico in maniera intuitiva e divertente di dieci lingue che rischiano di scomparire, tra cui due italiane: il dialetto siciliano e il greco-calabro. Per poterle inserire nel database, Google ha collaborato rispettivamente con la Cademia Siciliana e con l’Associazione Ellenofona Jalò tu Vua.

Le altre otto lingue da salvare sono: il rapanui dell’Isola di Pasqua; il nawat, derivante dall’azteco e oggi diffuso prevalentemente a El Salvador; il berbero, parlato dall’omonima popolazione nordafricana; il yugambeh, idioma aborigeno originario degli Stati australiani del Queensland e del Nuovo Galles del Sud; il maori, tipico degli indigeni neozelandesi; lo yang zhuang, caratteristico della regione cinese del Guangxi; lo yiddish, utilizzato dagli ebrei aschenaziti dell’Europa Centrale e Orientale e il creolo francese della Louisiana.

Woolaroo è una funzione open source che utilizza l’API Cloud Vision per consentire a diverse comunità linguistiche “di conservare ed espandere i loro elenchi di parole nelle lingue e aggiungere registrazioni audio per aiutare con la pronuncia”, spiega Google.

Come funziona Woolaroo?

Facilissimo! Dal cellulare (o dal pc), accediamo al sito web del progetto e diamogli il permesso di accesso alla fotocamera. Dopodiché scegliamo la nostra lingua madre e la lingua indigena che vorremo imparare. In seguito basterà inquadrare un oggetto e in automatico verrà interpretato ciò che stiamo vedendo, offrendoci la traduzione.

Lo strumento ci offrirà diverse opzioni. Ad esempio, per l’albero ci dà “verde”, “ramo”, “pianta” o “cielo”. Alcune parole hanno la pronuncia che è possibile ascoltare cliccando sull’icona dell’altoparlante, mentre per le parole che non hanno una traduzione diretta, l’utente – se ha le conoscenze necessarie – potrà aggiungerle e persino registrarle con la sua voce per arricchire maggiormente lo strumento.

Àrburo, àrbulu, tumu, kwawit, aseklu, tullei, rākau, ko máy, der boym, narb, ora finalmente potremmo imparare a dire albero, e tutte le nostre parole preferite, in queste lingue indigene.

La lingua è una parte importante del nostro patrimonio culturale. Secondo l’UNESCO, circa il 40% delle lingue indigene sta rischiando di scomparire a un ritmo allarmante. Woolaroo mette a disposizione la tecnologia per salvaguardare le lingue, le culture e le identità dei popoli.

LEGGI anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Comunicatrice sociale specializzata in giornalismo ambientale e terzo settore, un master in Comunicazione Ambientale e uno in Innovazione Sociale. In greenMe ha trovato il suo habitat ideale.
Ènostra

“Libertà è autoproduzione”: con ènostra l’energia è rinnovabile, etica e sostenibile

Schär

Pasta madre senza glutine: tutto quello che devi sapere

Seguici su Instagram
Seguici su Facebook