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Lo sfruttamento di qualsiasi fonte energetica disponibile in ambienti domestici e urbani sta diventando il sogno di molti ricercatori. Onde radio, calore, luce, vibrazioni, eccetera, potrebbero diventare in futuro dei bacini “liberi” dai quali attingere per soddisfare le più disparate esigenze quotidiane: ricaricare un telefonino, alimentare il notebook, e via dicendo. Il dispositivo appena presentato a San Francisco in occasione dell'International Electron Devices Meeting 2010 (IEDM 2010) dalla Fujitsu nasce proprio da questa esigenza, e pare sia in grado di produrre elettricità allo stesso tempo dalla luce e dal calore. E qualcuno, pensando al film Matrix, parla già di “batterie umane”...

Il segreto è la disposizione dei semiconduttori all'interno del circuito elettrico: collegando tra loro quelli di tipo P e quelli di tipo N è possibile ottenere energia elettrica sia in modalità termodinamica che fotoelettrica. Dispositivi di questo tipo erano già stati messi a punto, ma quello della Fujitsu – ecco la vera novità – si basa un materiale organico dai costi bassissimi, caratteristica che lo renderebbe molto competitivo in un mercato ancora inesplorato. Pare che il dispositivo sia così efficiente da essere in grado di ricavare energia dalla luce di una lampadina di casa o dal calore del proprio corpo.

Le applicazioni, se così fosse, sarebbero davvero infinite. Ognuno di noi potrebbe diventare una vera e propria minicentrale elettrica, e questo senza bisogno di portarsi dietro pesanti batterie o lunghissimi cavi... detta così fa un po' ridere, ma se pensiamo a zone remote o isolate, dove c'è bisogno di corrente elettrica per alimentare piccole apparecchiature mediche, bè, la prospettiva cambia.

fonti_energetiche

A questo proposito il cosiddetto Energy Harvesting – il processo per ricavare corrente elettrica dall'ambiente circostante – è ancora ai primi passi. Il problema principale è che serve la combinazione di più fonti energetiche (il passaggio di un tram, i nostri passi, il calore e la luce del sole, ecc...) per ricavare un quantitativo sufficiente di energia. Il dispositivo della Fujitsu, insomma, ha solo aperto la strada, e parlare di batterie umane, forse, è ancora troppo prematuro.

Roberto Zambon

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