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Nelle regioni più povere del mondo, l'esposizione al cherosene causa la morte di una persona ogni 20 secondi, per via di intossicazioni, problemi respiratori e incendi accidentali. Ecco perché un'invenzione come Solar Pebble (letteralmente, "sassolino solare") potrebbe risultare particolarmente utile, paragonabile in tutto e per tutto ad una piccola rivoluzione. Si tratta di una piccola lampada solare ideata per sostituire le lanterne in cherosene, particolarmente diffuse nelle aree rurali del continente africano, con lo scopo di fornire alle popolazioni locali energia pulita e priva di controindicazioni per la salute.

L'azienda che ha progettato Solar Pebble è la Plus Minus Solar e fa capo alla Plus Minus Design. Si tratta di una società con sede a Leeds, nel Regno Unito, e con una bella storia alle spalle: è stata infatti fondata da tre studenti universitari di design e di ingegneria, con l'appoggio di Solar Aid, un'organizzazione non governativa britannica che promuove l'uso dell'energia solare per contribuire ad arginare povertà e cambiamenti climatici. Grazie a Solar Aid, i giovani Adam Robinson, Henry James e Tom Eales hanno avuto modo di trascorrere alcuni mesi in Malawi, studiando gli usi, le abitudini e le particolari esigenze della popolazione: una ricerca attenta e accurata che è stata fondamentale nell'ideazione e nello sviluppo di Solar Pebble.

Come abbiamo anticipato, il cherosene è una sostanza particolarmente utilizzata nelle regioni africane sprovviste di energia elettrica per fare fronte alle piccole e grandi necessità quotidiane. Ma è anche una sostanza costosa e fortemente tossica: l'obiettivo a medio e lungo termine dovrebbe essere quello di limitarne o, meglio ancora, di eliminarne definitivamente l'uso. Il "sassolino" ideato dalla Plus Minus Solar è un'alternativa pratica e intelligente alle lampade tradizionali: è portatile, grazie alle dimensioni ridotte, molto economico, perfetto per illuminare e per ricaricare strumenti elettronici. Il vantaggio di Solar Pebble, che potrebbe incentivarne la diffusione, sta proprio nelle sue dimensioni, nella sua versatilità e nella sua maneggevolezza, che vengono incontro alle piccole esigenze quotidiane: ad esempio, è possibile utilizzarlo come luce per la bici o appenderlo al soffitto di casa per illuminare un'intera stanza.

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Il dispositivo produce un'ora di illuminazione LED per ogni due ore di carica e, se interamente carico, garantisce più di 22 ore di luce continua. Inoltre, consente di ricaricare telefonini e radio nelle aree sprovviste di elettricità, incentivandone l'uso. Si tratta di una funzione che può apparire marginale ma che, al contrario, ha varie ricadute positive: diffondere l'utilizzo di strumenti di comunicazione, e in particolare delle radio, significa infatti offrire alla popolazione la possibilità di accedere alle fonti di informazione, di essere a conoscenza e seguire gli eventi e di potenziare la propria rete di relazioni.Il costo di produzione di Solar Pebble è di 2,70 dollari al pezzo (circa 2 euro): molto meno di quanto una famiglia africana spenderebbe per rifornirsi del cherosene necessario ad illuminare la propria abitazione. Oltre all'indubbio vantaggio economico, l'uso di Solar Pebble comporta anche un risparmio in termini ambientali e di salute, dato che l'energia solare è pulita e non ha controindicazioni.

Lisa Vagnozzi




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