cellulare e bicicletta

“Passeggiando in bicicletta” intonava Cocciante in una nota canzone, “pedalando senza fretta”… e ricaricando il telefonino!

Uno studente del Saint Martins College of Arts and Design di Londra, Oscar Lhermitte ha inventato un modo semplice ed economico per ricaricare il cellulare con la bici.

È il Watts Maker, una speciale dinamo che riuscirebbe a portare la batteria da zero a carica piena in soli 90 minuti di pedalate. Per un tragitto più breve, ad esempio quello che si percorre mediamente tra casa e lavoro, si può generare energia sufficiente per un’intera giornata di chiacchiere col telefonino. Il tutto consumando solo… un po’ di sudore.

Il principio alla base è molto semplice, simile a quello dell’intramontabile sistema di illuminazione della bici ad energia cinetica, che può essere sfruttato per ricaricare anche altri piccoli oggetti di tecnologia quali player multimediali o navigatori satellitari.

Ed effettivamente l’idea di riadattare la dinamo per ricaricare i nostri cellulari e gadget tecnologici, non è del tutto nuova. Già nel 2005, ci avevano pensato i giapponesi a commercializzare on line un apparecchio a dinamo, con un funzionamento molto simile. Anche Motorola aveva investito in tal senso, presentandosi al CES 2007 letteralmente “in sella” alla prima bici con caricabatteria incorporato destinata al mercato cinese. Al Wireless Festival di Londra dello scorso anno, è la volta di O2 che ha presentato il suo sistema di alimentazione da bicicletta per piccoli dispositivi elettronici, ma il prototipo non è ancora stato commercializzato.

Resta il fatto che l’invenzione messa a punto da Lhermitte sta facendo il giro del mondo. Ed è sicuramente encomiabile l’impegno del giovane designer nell'ideare semplici soluzioni eco-friendly ai piccoli problemi della vita quotidiana riutilizzando gli oggetti di tutti i giorni. Vale infatti la pena farsi un giro sul suo sito già pieno di diavolerie tra riuso e riduzione dei consumi, come, solo per citarne una, il particolare recipiente ricavato da bucce di patate e zucchero. In più, molto interessante è notare che tutti i prototipi sviluppati sono liberi da brevetti e modificabili da chi interessato: una sorta di “open source” delle invenzioni ecologiche che permette di apportare a chi lo desidera (e lo contatta via email) il proprio contributo al miglioramento dell’oggetto.

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