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Non solo Volkswagen. Anche Samsung avrebbe usato un trucchetto per manipolare i risultati dei test ufficiali per l'efficienza dei televisori. Così come già accertato per le auto della casa tedesca, anche le tv dei coreani userebbero un software per ridurre i consumi energetici durante i test.

Sotto accusa sarebbe la funzione Motion lighting installata nei dispositivi Samsung, accusata di ridurre la luminosità dello schermo, migliorando sì l'efficienza durante i test ma non lavorando sulla riduzione dei consumi. L'accusa arriva dal Guardian. Il giornale britannico ha ripreso uno studio condotto dall'organismo indipendente ComplianTv,

Secondo quanto riportato dallo studio, alcuni televisori Samsung venduti in Europa sembrano utilizzare meno energia durante le condizioni dei test ufficiali di quanto non facciano durante l'uso nel mondo reale, sollevando dubbi sul fatto che siano impostati in questo modo per aggirare le norme sull'efficienza energetica.

La Commissione europea ha già detto che indagherà sulle accuse facendo luce sulla vicenda e vietando l'uso dei cosiddetti dispositivi di manipolazione delle TV o di altri prodotti di consumo, dopo che alcuni Stati membri dell'UE hanno sollevato preoccupazioni simili.

L'apparente differenza tra i risultati ottenuti nel mondo reale e le performance dei test dei televisori ricorda lo scandalo VW che ha avuto origine negli Stati Uniti la scorsa settimana. La casa automobilistica ha ammesso di aver utilizzando un software in 11 milioni di veicoli diesel, producendo meno inquinamento durante i test rispetto alle prove di guida nel mondo reale.

Dal canto suo, Samsung ha negato che i suoi televisori siano in difetto, spiegando che il Motion lighting non è stato progettato per ingannare i test ufficiali di efficienza energetica ma per ridurre la luminosità dello schermo in risposta ai numerosi tipi di contenuti reali, tra cui film d'azione in rapido movimento e sport e filmati più lenti.

“Non c'è paragone” con Volkswagen ha detto un portavoce di Samsung.

Ma così com'è accaduto con Volkswagen, è legittimo pensare che quello coreano non sia l'unico marchio a usare soluzioni di questo tipo.

Per questo la Commissione europea, chiamata in causa, si è impegnata ad indagare per scoprire se questa pratica è utilizzata in altri settori.

Francesca Mancuso

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