Netblind, l’app che cambia la vita alle persone non vedenti (e realizza i loro sogni)

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Viaggiare, andare a un concerto o semplicemente fare la spesa o shopping. Una persona ipovedente o non vedente ha bisogno di un accompagnatore per svolgere alcune azioni quotidiane. Purtroppo però non sempre è facile trovarlo. A offrire una soluzione innovativa è Netblind, una nuova app che mette in collegamento le persone con disabilità visiva e gli accompagnatori.

A idearla è stato Antonio Antoci, che vive a Ragusa. Antonio non ha mai considerato la propria disabilità un limite, ha girato il mondo, fatto sport, trascinato i suoi amici a concerti in giro per l’Italia e cercato di garantirsi la propria indipendenza. Ma in alcune situazioni si è trovato a dover rinunciare per non aver trovato qualcuno che lo accompagnasse.

“Durante un pomeriggio d’estate, insieme a un amico anch’esso non vedente, cercavo un accompagnatore per andare al mare ma purtroppo non abbiamo trovato nessuno” ci ha raccontato.

Ed è così che ha pensato, insieme a un team di sviluppatori, di creare un’app che potesse aiutare i non vedenti a mettersi in contatto con i volontari, realizzando una vera e propria community a livello nazionale. E’ Netblind.

I vantaggi riguardano sia i non vedenti che le persone che vogliono offrire il proprio aiuto, anche dietro compenso. Ma su questo punto Netblind non entra in merito visto che l’obiettivo dell’app non è creare lavoro ma favorire uno scambio di esperienze utili.

“Per gli user disabili visivi il vantaggio scaturisce dall’opportunità di trovare persone in grado di guidare, leggere, fare sport ed altre attività che altrimenti sarebbero precluse se non accompagnati o assistiti. Per l’user volontario invece il vantaggio sta nell’opportunità di vivere una esperienza formativa straordinaria ma anche la possibilità di ricevere dal non vedente un compenso” si legge sul sito di Netblind.

Ad esempio, se Antonio vuole organizzare le vacanze estive, cerca sull’app qualcuno che possa accompagnarlo, ricevendo come compenso biglietti, vitto, alloggio. Ma potrebbe anche accadere che un volontario, in fase di registrazione e durante la compilazione del proprio profilo, possa scegliere di donare il proprio tempo oppure richiedere un rimborso spese da concordare con la persona che accompagnerà.

“Essere non vedente significa anche rinunciare ad andare ad un concerto perché nessuno è disponibile ad accompagnarti. Essere non vedente significa anche sfiorare il tuo tandem da corsa impolverato perchè non trovi qualcuno disposto a pedalare insieme a te. Essere non vedente vuol dire anche rinunciare al mare della Sardegna perché quel tuo amico che voleva accompagnarti ti da buca all’ultimo momento. Essere non vedente significa cenare con un pacchetto di crackers perchè non hai trovato qualcuno che ti accompagnasse a fare la spesa. Ed è proprio per quelle “rinunce” di cui sopra che abbiamo voluto ingegnarci per svoltare la nostra routine e viverla come tutti. In breve la nostra app permette a due categorie di user, non vedenti e volontari, di popolare la piattaforma, cercarsi e trovarsi” si legge sul sito di Netblind.

L’app si è rivelata particolarmente utile anche durante il recente lockdown quando le attività del Servizio Civile Nazionale sono state interrotte a causa del coronavirus. In quel momento, le persone non vedenti si sono trovate in difficoltà, impossibilitate anche ad andare a fare la spesa o in farmacia.

“Sono stati dei mesi davvero duri – ci ha raccontato Antonio – ma l’applicazione e i suoi volontari hanno fornito un servizio essenziale come recapitare la spesa a casa o consegnare a domicilio i farmaci”.

Come funziona Netblind

L’applicazione è alla portata di tutti ed è semplice da usare. Dopo la registrazione, quando l’utente non vedente o ipovedente richiede assistenza ha la possibilità di filtrare e cercare le skills del volontario ideale. I criteri di ricerca sono svariati, offrendo ad esempio la possibilità di filtrare il grado della conoscenza della lingua inglese oppure selezionare la città di residenza del volontario.

Netblind elenca una serie di persone che hanno le caratteristiche e le competenze che il disabile visivo ha precedentemente richiesto. Attraverso l’invio di una notifica al volontario, Netblind collega i due users fornendo i contatti social e telefonici. Uno strumento che permette a non vedenti e volontari, di cercarsi, trovarsi e vivere insieme esperienze formative, ludiche e sociali.

Netblind è sicura?

L’app pone l’accento anche su un aspetto molto importante riguardante la sicurezza dei suoi utenti, usando sistemi informatici avanzati nella protezione dei dati personali.

“Chiunque oggi nel mondo usa app che si interfacciano con potenziali sconosciuti, ad esempio Uber. Noi a differenza di questa tipologia di app abbiamo voluto incrementare maggiormente la sicurezza di tutti gli utenti. Dando la possibilità all’interno dell’app di recensire ogni utente posso fornire alla community di Netblind delle informazioni utili. Posso ad esempio scrivere che quel volontario ha uno stile di guida attento, oppure posso elogiarne la puntualità. In entrambi i casi sia l’utente volontario che non vedente ha tutto l’interesse di ottenere una recensione positiva affinchè possa essere appetibile da tutta la community” ci racconta Antonio. “In ogni caso, prima di far entrare uno sconosciuto in casa parliamo al telefono e cerchiamo di capire di che persona si tratti”.

Al momento, il numero di persone disabili registrate è maggiore di quello dei volontari quindi la speranza degli ideatori è che tale rapporto possa cambiare e che una quantità sempre maggiore di persone possa mettersi a disposizione della categoria. A breve inoltre uscirà un aggiornamento che permetterà anche al volontario di cercare il non vedente.

Un progetto, quello di Netblind che, seppur neonato ci dimostra che laddove sorga un muro ci sono delle persone come Antonio che ci insegnano che quel muro può essere abbattuto senza aspettare che qualcuno lo faccia per noi.

L’app è disponibile per Android, per iOS e in versione WEB

Fonti di riferimento: Netblind

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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