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Cellulare e tumore uno dei binomi più discussi dell'ultimo decennio. Ma il telefonino fa davvero male?. Stando anche a quanto stabilito dalla una sentenza della cassazione sembrerebbe proprio di sì. Innocente Marcolini ne è la prova vivente. Il 60enne di Carpenedolo ha contratto un tumore al cervello. Fin qui niente di anomalo. Ma l'uomo, ex dirigente d'azienda, era solito parlare al telefonino per 5-6 ore al giorno. E oggi la Cassazione gli ha dato ragione: la sua malattia è connessa all'uso del cellulare.

Una vita normale quella di Marcolini, ex dirigente d'azienda molto impegnato, attaccato al cellulare come ad un'appendice del proprio corpo. Ma nel 2002 l'uomo avverte un formicolio al mento e altri sintomi. “Sentivo un gran calore stando al telefono tutto quel tempo. Non avrei mai pensato che quel fastidio mi avrebbe rovinato la vita è la sua testimonianza.

Una risonanza magnetica accerta la diagnosi: neurinoma del ganglio di Gasser, un tumore benigno al nervo trigemino sinistro. Ma Marcolini non si dà per vinto, forse dentro di sé sa quale potrebbe essere la causa della sua malattia. E inizia ad indagare, insospettito dal fatto anche anche un altro collega con le sue stesse abitudini, è affetto dalla stessa malattia. Si rivolge così ai professori Giuseppe Grasso, neurochirurgo di Brescia e al professor Angelo Gino Levis, oncologo e ordinario di Mutagenesi Ambientale all'Università di Padova.

E oggi la Cassazione gli ha dato ragione, confermando la sentenza del 2009 della Corte d'appello di Brescia che aveva stabilito un risarcimento a carico dell'Inail per l'ex manager. “Nel caso di malattia professionale non tabellata - spiega la Cassazione - la prova della causa di lavoro, che grava sul lavoratore, deve essere valutata in termini di ragionevole certezza, nel senso che, esclusa la rilevanza della mera possibilità dell'origine professionale, questa può invece essere ravvisata in presenza di un rilevante grado di probabilità".

stagliano cellulari

A raccontare la storia di Marcolini è stato Riccardo Staglianò, giornalista del quotidiano Le Repubblica nel suo nuovo libro Toglietevelo dalla testa, edito da ChiareLettere, un viaggio a caccia di storie, fatti e testimonianze, che vanno oltre il caso del manager italiano e che spaziano tra vicende accaduta a New York, Seattle, San Francisco, Sydney, Stoccolma, raccontando le testimonianze delle prime vittime “che lottano contro il silenzio dei media, raccontando l'eterno braccio di ferro con le multinazionali impegnate a difendere il più grande business del nuovo millennio”. Il libro si apre con un Decalogo per l'uso sicuro del telefonino, con i pericoli e i rischi. La denuncia di Staglianò riguarda anche le “decine di centri studi che all'insaputa dei cittadini, raccolgono montagne di fondi dalle aziende per promuovere campagne che abbassino la soglia di attenzione sui rischi per la salute. È successo con le sigarette, con l'amianto, oggi il candidato più quotato pare proprio il cellulare.”

Il mio esempio potrebbe dare il via a una class action. così tutto questo dolore sarà servito a qualcosa. a sensibilizzare chi passa le giornate con quelle pistole puntate alle tempie” conclude Marcolini.

E allora meglio mettere in pratica alcune accortezze per limitare i danni

Francesca Mancuso

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